LECTIO DIVINA

IN ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

La lectio divina esprime la realtà della Chiesa come creatura Verbi: questa si fonda sulla Parola di Dio, nasce convocata dalla Parola e vive in essa.  Nella Parola la Chiesa trova “l’annuncio della sua identità, la grazia della sua conversione, il mandato della sua missione, la fonte della sua profezia, la ragione della sua speranza” (Sinodo 2008, Instrumentum Laboris, 12).

 

La lectio divina ha chiare radici bibliche e un lungo esercizio monastico. Oggi  si intende come “lettura credente” – sosta riflessiva e ascolto orante, da soli o in gruppo – di un passo della Bibbia, accolta come Parola di Dio. Con la guida dello Spirito Santo, nell’esperienza di meditazione e silenzio, di contemplazione e condivisione, la Parola diventa sorgente di grazia, dialogo orante, appello alla conversione, proposta profetica e orizzonte di speranza. Non è quindi puro studio tecnico, ma ascolto obbediente e risposta appassionata.

 

 

Nella liturgia cristiana, la lectio Divina è un modo tradizionale di pregare la Bibbia. Durante la lectio divina, cioè "lettura della volontà di Dio", il credente legge le Scritture nella convinzione che Dio voglia istruirlo attraverso di esse.

 

 

È un modo di pregare che il credente può attuare anche nel quotidiano, e si suddivide in lettura del passo (lectio), riflessione su di esso (meditatio), preghiera (oratio), contemplazione estetica (contemplatio) e comprensione di ciò che "è bello" (consolatio), "bene" (discretio) e "giusto" (deliberatio).


Lectio Divina 2024

mercoledì 21 -28 febbraio e mercoledì 6 - 13 - 20 marzo, don Giuseppe Colaci riprende gli incontri di Lectio Divina. 

Orario: 21,00

Tema: il Vangelo di Giovanni


Lectio Divina:

domenica, 21 luglio, 2024

Domenica XVI del Tempo Ordinario

Gesù ha compassione della gente

Il banchetto della vita - Gesù invita alla condivisione

Marco 6,30-34

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Il testo che mediteremo questa 16ª Domenica del Tempo Ordinario è breve. Solo cinque versetti. A prima vista, queste poche linee sembrano essere solo una breve introduzione al miracolo della moltiplicazione dei pani nel deserto (Mc 6,34-44). Se però, la Liturgia di questa domenica ha separato dal resto e sottolineato questi cinque versetti, vuol dire che racchiudono qualcosa di molto importante che forse non si noterebbe se servissero solo per introdurre il miracolo della moltiplicazione dei pani. Infatti questi cinque versetti rivelano una caratteristica di Gesù che ha sempre colpito e continua a farlo: la sua preoccupazione per la salute e la formazione dei discepoli, la sua umanità accogliente verso la gente povera di Galilea, la sua tenerezza verso le persone. Se la Chiesa, per mezzo della liturgia della domenica, ci invita a riflettere su questi aspetti dell’attività di Gesù è per spingerci a prolungare questo stesso atteggiamento di Gesù nel rapporto che abbiamo con gli altri. Durante la lettura presteremo attenzione ai minimi dettagli dell’atteggiamento di Gesù verso gli altri.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 6,30: Revisione dell’opera apostolica

Marco 6,31-32: Preoccupazione di Gesù per il riposo dei discepoli

Marco 6,33: La gente ha altri criteri e segue Gesù

Marco 6,34: Mosso dalla compassione, Gesù cambia il suo piano ed accoglie la gente

c) Il testo:

30Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. 31Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare. 32Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte. 33Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. 34Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual’è l’aspetto dell’atteggiamento di Gesù che più ti è piaciuto e che ha destato più ammirazione tra la gente al tempo di Gesù?

b) La preoccupazione di Gesù verso i discepoli e la preoccupazione di accogliere bene la gente: le due sono importanti. Quale delle due prevale nell’atteggiamento di Gesù?

c) Paragona l’atteggiamento di Gesù all’atteggiamento del Buon Pastore del Salmo 23. Cosa colpisce maggiormente?

d) L’atteggiamento della nostra comunità è lo stesso di Gesù?

5. Per coloro che volessero approfondire maggiormente il tema

a) Il contesto che illumina il testo:

i) Il capitolo 6 di Marco mostra un enorme contrasto! Da un lato Marco parla del banchetto della morte, promosso da Erode con i grandi di Galilea, nel palazzo della Capitale, durante il quale viene ucciso Giovanni Battista (Mc 6,17-29). Dall’altro, il banchetto della vita, promosso da Gesù per la gente di Galilea, affamata nel deserto, in modo che non perissero lungo il cammino (Mc 6,35-44). I cinque versetti della lettura di questa domenica (Mc 6, 30-34) sono collocati esattamente tra questi due banchetti.

ii) Questi cinque versetti sottolineano due cose:

- offrono un ritratto di Gesù formatore dei discepoli;

- indicano che annunciare la Buona Novella di Gesù non è solo una questione di dottrina, ma soprattutto di accoglienza, di bontà, di tenerezza, di disponibilità, di rivelazione dell’amore di Dio.

b) Commento del testo:

Marco 6,30-32: L’accoglienza data ai discepoli

              Questi versetti indicano che Gesù formava i nuovi leaders. Coinvolgeva i discepoli nella missione e soleva subito portarli verso un luogo più tranquillo per poter riposare e fare una revisione (cf Lc 10,17-20). Si preoccupava del loro alimento e del loro riposo, poiché l’opera della missione era tale che non avevano tempo per mangiare (cf Gv 21,9-13).

 

Marco 6,33-34: Mosso dalla compassione, Gesù cambia il suo piano ed accoglie la gente

              La gente percepisce che Gesù era andato all’altra riva del lago, e lo seguì. Quando Gesù, scendendo dalla barca, vide quella moltitudine, rinunciò al riposo e cominciò ad insegnare. Qui appare l’abbandono della gente. Gesù rimase commosso, “perché erano come pecore senza pastore”. Chi legge queste parole ricorda il salmo del buon pastore (Sl 23). Quando Gesù si rende conto che la gente non ha pastore, comincia lui ad esserlo. Comincia ad insegnare. Guida la moltitudine nel deserto della vita, e la moltitudine poteva così cantare: “Il Signore è il mio pastore! Non manco di nulla!”

 

c) Ampliando le informazioni:

Un ritratto di Gesù, formatore

              "Seguire" era il termine che faceva parte del sistema educativo dell’epoca. Era usato per indicare il rapporto tra il discepolo ed il maestro. Il rapporto maestro-discepolo è diverso dal rapporto professore-alunno. Gli alunni assistono alle classi del professore su una determinata materia. I discepoli “seguono” il maestro e vivono con lui. Ed è proprio durante questa “convivenza” di tre anni con Gesù che i discepoli ricevettero la loro formazione.

              Gesù, il Maestro, è l’asse, il centro ed il modello della formazione. Nei suoi atteggiamenti è una prova del Regno, incarna l’amore di Dio e lo rivela (Mc 6,31; Mt 10,30-31; Lc 15,11-32). Molti piccoli gesti rispecchiano questa testimonianza di vita con cui Gesù indicava la sua presenza nella vita dei discepoli, preparandoli alla vita ed alla missione. Era il suo modo di dare una forma umana all’esperienza che lui stesso aveva avuto con il Padre:

 

- coinvolgere nella missione (Mc 6,7; Lc 9,1-2;10,1),

- una volta, la rivede con loro (Lc 10,17-20),

- li corregge quando sbagliano o quando vogliono essere i primi (Mc 10,13-15; Lc 9,46-48),

- aspetta il momento opportuno per correggerli (Mc 9,33-35),

- li aiuta a discernere (Mc 9,28-29),

- li interpella quando sono lenti (Mc 4,13; 8,14-21),

- li prepara per il conflitto (Gv 16,33; Mt 10,17-25),

- li manda ad osservare ed analizzare la realtà (Mc 8,27-29; Jo 4,35; Mt 16,1-3),

- riflette con loro sulle questioni del momento (Lc 13,1-5),

- mette loro dinanzi i bisogni della moltitudine (Gv 6,5),

- corregge la mentalità di vendetta (Lc 9,54-55),

- insegna che i bisogni della moltitudine stanno al di sopra delle prescrizioni rituali (Mt 12,7.12),

- lotta contro la mentalità che considera la malattia come un castigo di Dio (Gv 9,2-3),

- passa del tempo solo con loro per poterli istruire (Mc 4,34; 7,17; 9,30-31; 10,10; 13,3),

- sa ascoltare, anche quando il dialogo è difficile, (Gv 4,7-42),

- li aiuta ad accettarsi (Lc 22,32),

- è esigente e chiede loro di lasciare tutto per lui (Mc 10,17-31),

- é severo con l’ipocrisia (Lc 11,37-53),

- pone più domande che risposte (Mc 8,17-21),

- é fermo e non si lascia deviare dal cammino (Mc 8,33; Lc 9,54-55).

              Ecco un ritratto di Gesù formatore. La formazione della “sequela di Gesù” non era in primo luogo la trasmissione di verità da imparare a memoria, bensì una comunicazione della nuova esperienza di Dio e della vita che irradiava da Gesù per i discepoli. La comunità che si formava attorno a Gesù era l’espressione di questa nuova esperienza. La formazione portava le persone ad avere altri occhi, altri atteggiamenti. Faceva nascere in loro una nuova consapevolezza nei riguardi della missione e di loro stessi. Faceva sì che mettessero i loro piedi accanto a quelli degli esclusi. Produceva, in alcuni, la “conversione” per aver accettato la Buona Novella (Mc 1,15).

 

Come Gesù annuncia la Buona Novella alla moltitudine

              Il fatto che Giovanni fosse in prigione spinse Gesù a ritornare ed iniziare l’annuncio della Buona Novella. Fu un inizio esplosivo e creativo! Gesù percorre tutta la Galilea: i villaggi, i paesi, le città (Mc 1,39). Visita le comunità. Perfino cambia la residenza e va a vivere a Cafarnao (Mc 1,21; 2,1), città crocevia di diversi cammini, e questo facilitava la divulgazione del messaggio. Quasi non si ferma mai, è sempre in cammino. I discepoli vanno con lui, ovunque. Nei prati, lungo le strade, in montagna, nel deserto, in barca, nelle sinagoghe, nelle case. Con molto entusiasmo!

              Gesù aiuta la gente servendo in molti modi: scaccia gli spiriti immondi (Mc 1,39), cura i malati e coloro che sono maltrattati (Mc 1,34), purifica coloro che sono esclusi a causa di impurezze (Mc 1,40-45), accoglie gli emarginati e confraternizza con loro (Mc 2,15). Annuncia, chiama e convoca. Attrae, consola ed aiuta. E’ una passione che si rivela. Passione per il Padre e per la gente povera ed abbandonata della sua terra. Lì dove trova gente che lo ascolta, parla e trasmette la Buona Novella. In qualsiasi luogo.

              In Gesù, tutto è rivelazione che lo avvince dal di dentro! Lui stesso è la prova, il testimone vivente del Regno. In lui appare ciò che avviene quando una persona lascia regnare Dio, lascia che Dio guidi la sua vita. Nel suo modo di agire e di vivere insieme agli altri, Gesù rivelava ciò che Dio aveva in mente quando chiamava nel tempo di Abramo e di Mosè. Gesù trasformò la nostalgia in speranza! Improvvisamente la gente capì: “Era questo ciò che Dio voleva per il suo popolo!”

              E fu questo l’inizio dell’annuncio della Buona Novella del Regno che si divulgava rapidamente nei villaggi della Galilea. In modo piccolo, come un seme, che poi crebbe fino a diventare albero grande, dove la gente poteva ripararsi (Mc 4,31-32). E la gente si incaricava di diffondere la notizia.

               

              La gente della Galilea rimaneva impressionata dal modo di insegnare di Gesù. “Un insegnamento nuovo! Dato con autorevolezza! Diverso da quello degli scribi!” (Mc 1,22.27). Ciò che più faceva Gesù era insegnare (Mc 2,13; 4,1-2; 6,34). E’ ciò che soleva fare (Mc 10,1). Più di quindici volte il vangelo di Marco dice che Gesù insegnava. Ma Marco non dice quasi mai ciò che insegnava. Forse non gli interessa il contenuto? Dipende da ciò che la gente intende per contenuto! Insegnare non vuol dire solo insegnare verità nuove così la gente le impara a memoria. Il contenuto che Gesù ha da dare non trasparisce solo nelle parole, ma nei gesti e nel modo in cui entra in rapporto con le persone. Il contenuto non è mai separato dalla persona che lo comunica. Gesù era una persona accogliente (Mc 6,34). Amava la gente. La bontà e l’amore che traspariscono dalla sue parole formavano parte del contenuto. Costituiscono il suo temperamento. Un contenuto buono senza bontà è come latte versato.

              Marco definisce il contenuto dell’insegnamento di Gesù come “Buona Novella di Dio” (Mc 1,14). La Buona Novella che Gesù proclama viene da Dio e rivela qualcosa su Dio. In tutto ciò che Dio dice e fa, traspariscono i tratti del volto di Dio. Traspare l’esperienza che lui stesso ha di Dio, l’esperienza di Padre. Rivelare Dio come Padre è la fonte, il contenuto e lo scopo della Buona Novella di Gesù.

 

6. Pregare con il Salmo 23 (22)

Il Signore è il mio pastore

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

7. Orazione Finale

 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.


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Lectio Divina:

domenica, 21 aprile, 2024

IV Domenica di Pasqua

Giornata di preghiera per le vocazioni

Gesù è il Buon Pastore

“Perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza!”

Giovanni 10,11-18

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Il Vangelo di questa 4ª Domenica di Pasqua ci riporta la parabola del Buon Pastore. Per questo, a volte, è chiamata Domenica del Buon Pastore. In alcune parrocchie si celebra la festa del parroco, pastore del gregge. Nel vangelo di oggi, Gesù si presenta come il Buon Pastore che venuto “perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza” (Gv 10,10). In quel tempo, il pastore era l’immagine del leader. Gesù dice che molti si presentavano come pastori, ma in realtà erano “ladri e briganti”. Oggi succede la stessa cosa. Ci sono persone che si presentano come leaders, ma in realtà, invece di servire, cercano i loro propri interessi. Alcuni di loro hanno un modo di parlare così mansueto, e fanno una propaganda così intelligente da riuscire ad ingannare la gente. Hai mai fatto l’esperienza di essere stato ingannato? Quali sono i criteri per valutare una leadership sia a livello di comunità che di paese? Chi è, e come deve essere un buon pastore? Con queste domande nella mente cerchiamo di meditare il testo del vangelo di oggi. Nel corso della lettura cerchiamo di essere attenti alle immagini che Gesù usa per presentarsi alla gente come un vero e buon pastore.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

                Gv 10,11: Gesù si presenta come il Buon Pastore che dà la sua vita per le pecore

                Gv 10,12-13: Gesù definisce l’atteggiamento del mercenario

                Gv 10,14-15: Gesù si presenta come il Buon Pastore che conosce le sue pecore

                Gv 10,16: Gesù definisce la meta da raggiungere: un solo gregge ed un solo pastore

                Gv 10,17-18: Gesù e il Padre

 

c) Il testo:

11Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. 12Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; 13egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. 14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Cosa ti ha maggiormente colpito nel testo del Buon Pastore? Perché?

b) Quali sono le immagini che Gesù applica a se stesso, come le applica e cosa significano?

c) Quante volte in questo testo, Gesù usa la parola vita e cosa afferma sulla vita?

d) Cosa dice il testo sulle pecore che siamo noi? Quali sono le qualità ed i compiti delle pecore?

e) Pastore-Pastorale. Sarà che le nostre pastorali continuano la missione di Gesù-Pastore?

5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il testo

a) Contesto:

i) Il discorso di Gesù sul Buon Pastore (Gv 10,1-18) è come un mattone inserito in una parete già pronta. Con questo mattone la parete è più forte e più bella. Immediatamente prima, in Gv 9,40-41, il vangelo parlava della guarigione di un cieco nato (Gv 9,1-38) e della discussione di Gesù con i farisei sulla cecità (Gv 9,39-41). Immediatamente dopo in Gv 10,19-21, Giovanni colloca la conclusione della discussione di Gesù con i farisei sulla cecità. I farisei si presentavano al popolo in qualità di leaders e pensavano di essere in grado di poter discernere ed insegnare le cose di Dio. In realtà, loro erano ciechi (Gv 9,40-41) e disprezzavano l’opinione della gente rappresentata dal cieco fin dalla nascita che era stato guarito da Gesù (Gv 9,34). Il discorso sul Buon Pastore è stato inserito qui allo scopo di offrire alcuni criteri per saper discernere chi è il leader, il pastore che merita credito. La parabola realizza una parola che Gesù aveva appena detto ai farisei: “Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi!” (Gv 9,39)

ii) Il discorso di Gesù sul "Buon Pastore" presenta tre paragoni, legati tra di essi dall’immagine delle pecore, che offrono criteri per discernere chi è il vero pastore:

1° paragone (Gv 10,1-5): “Entrare per la porta”. Gesù distingue tra il pastore delle pecore e colui che assalta per rubare. Ciò che rivela chi è il pastore è il fatto che lui entra per la porta. Il brigante da un’altra parte.

2° paragone (Gv 10,6-10): “Io sono la porta”. Entrare per la porta significa agire come Gesù, la cui preoccupazione maggiore è la vita in abbondanza delle pecore. Ciò che rivela il pastore è la difesa della vita delle pecore.

3° paragone (Gv 10,11-18): “Io sono il buon pastore”. Gesù non è semplicemente un pastore. Lui è il Buon Pastore. Ciò che rivela chi è il Buon Pastore è (1) la conoscenza reciproca tra la pecora ed il pastore e (2) dare la vita per le pecore.

iii) In che modo la parabola del Buon Pastore può togliere la cecità ed aprire gli occhi delle persone? In quel tempo, l’immagine del pastore era il simbolo del leader. Ma non per il semplice fatto che qualcuno si occupi delle pecore può costui essere definito un pastore. Anche i mercenari contano. I farisei erano persone leaders. Ma erano anche pastori? Come vedremo, secondo la parabola, per discernere chi è pastore e chi è mercenario, bisogna fare attenzione a due cose:

(a) All’atteggiamento delle pecore davanti al pastore che le conduce, per vedere se riconoscono la sua voce.

(b) All’atteggiamento del pastore davanti alle pecore per vedere se il suo interesse è la vita delle pecore e se è capace di dare la vita per loro (Gv 10,11-18).

iv) Il testo del Vangelo di questa 4a domenica di Pasqua (Gv 10,11-18) è l’ultima parte del discorso sul Buon Pastore (Gv 10,1-18). Per questo vogliamo commentare tutto il testo. Osserviamo da vicino le diverse immagini di cui Gesù si serve per presentarsi a noi come il vero e buon pastore.

b) Commento del testo:

i) Gv 10,1-5: 1ª Immagine: il pastore "entra per la porta" Gesù inizia il discorso con un paragone sulla porta: “Chi non entra per la porta, ma sale da un’altra parte, è un ladro e assaltante! Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore!" Per capire questo paragone, è bene ricordare quanto segue. In quel tempo, i pastori curavano il gregge durante il giorno. Quando giungeva la notte, loro portavano le pecore in un grande recinto comunitario, ben protetto contro ladroni e lupi. Tutti i pastori di una stessa regione portavano lì il loro gregge. Un guardiano se ne occupava durante la notte. Il giorno dopo, al mattino presto, giungeva il pastore, batteva le mani sulla porta ed il guardiano apriva. Le pecore riconoscevano la voce del loro pastore, si alzavano e uscivano dietro a lui a pasteggiare. Le pecore degli altri pastori udivano la voce, ma non si movevano, poiché per loro era una voce sconosciuta. La pecora riconosce la voce del suo pastore. Ogni tanto, appariva il pericolo dell’assalto. Per rubare le pecore, i ladri non si presentavano al guardiano dalla porta, ma entravano da un altro lato o distruggevano il recinto, fatto di pietre una sull’altra.

ii) Gv. 10,6-10: 2ª Immagine: spiega cosa significa "entrare per la porta": Gesù è la porta. Coloro che stavano ascoltando Gesù, i farisei (cf. Gv 9,40-41), non capirono il paragone. Allora Gesù spiegò: "Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti". Di chi sta parlando Gesù in questa frase così dura? Probabilmente, si sta riferendo ai leaders religiosi che trascinavano la gente dietro di loro, ma che non rispondevano alla speranza della gente. Ingannavano la gente, lasciandola peggio di prima. Non interessava loro il bene della gente, bensì il loro proprio interesse ed il proprio portafoglio. Gesù spiega che il criterio fondamentale per discernere chi è il pastore e chi è assaltante è la preoccupazione per la vita delle pecore. Chiede alla gente di non seguire colui che si presenta in qualità di pastore, ma non desidera la vita della gente. E’ qui che Gesù pronunciò quella frase che cantiamo fino ad oggi: “Sono venuto perché abbiano vita, e vita in abbondanza!" Questo è il primo criterio!

iii) Gv 10,11-16: 3ª Immagine: spiega ciò che significa “sono venuto perché abbiano vita in abbondanza" (Qui inizia il testo di questa quarta domenica di Pasqua)

* Gv 10,11: Gesù si presenta come il Buon Pastore che dà la sua vita per le pecore. Gesù cambia il paragone. Prima, lui era la porta delle pecore. Ora dice che è il pastore delle pecore. Non un pastore qualsiasi, bensì: "Io sono il buon pastore!" L’immagine del buon pastore viene dal Vecchio Testamento. Tutti sapevano ciò che era un pastore e come viveva e lavorava. Nel dire che è un Buon Pastore, Gesù si presenta come colui che viene a compiere le promesse dei profeti e le speranze della gente. Insiste su due punti:

(a) la difesa della vita delle pecore; il buon pastore dà la sua vita (Gv 10,11.15.17.18);

(b) nella reciproca comprensione tra il pastore e le pecore; il Pastore conosce le sue pecore e loro conoscono il pastore (Gv 10,4.14.16).

* Gv 10,12-13: Gesù definisce l’atteggiamento del mercenario che non è pastore. “Il mercenario che non è pastore”. Guardando dal di fuori, non si percepisce la differenza tra il mercenario ed il pastore. Tutti e due si occupano delle pecore. Oggi ci sono molte persone che si occupano di altre persone negli ospedali, nelle comunità, negli asili per anziani, nei collegi, nei servizi pubblici, nelle parrocchie. Alcuni lo fanno per amore, altri, appena per uno stipendio, per poter sopravvivere. A queste persone gli altri non interessano. Hanno un atteggiamento da funzionari, da stipendiati, da mercenari. Nel momento del pericolo, loro non si interessano, perché “le pecore non sono loro”, i bambini non sono loro, gli alunni non sono loro, i vicini non sono loro, i fedeli non sono loro, i malati non sono loro, i membri della comunità non sono loro. Ora, invece di giudicare il comportamento degli altri, mettiamoci davanti alla nostra propria coscienza e chiediamoci: “Nel mio rapporto con gli altri, sono mercenario o pastore?” Guarda che Gesù non ti condanna perché l’operaio ha diritto al suo stipendio (Lc 10,7), ma ti chiedi di dare un passo in più e diventare pastore.

* Gv 10,14-15: Gesù si presenta come il Buon Pastore che conosce le sue pecore Due cose caratterizzano il buon pastore:

a) conosce le pecore ed è conosciuto da loro. Nella lingua di Gesù, “conoscere” non é una questione di conoscere il nome o il volto della persona, ma di rapportarsi alla persona per amicizia, e per affetto.

b) dare la vita per le pecore. Ciò significa essere disposti a sacrificarsi per amore. Le pecore sentono e percepiscono, quando una persona le difende e le protegge.

Questo vale per tutti noi: per i parroci e per coloro che hanno qualche responsabilità verso altre persone. Per un parroco sapere se è buon pastore non basta con l’essere nominato parroco ed obbedire alle norme del diritto canonico. E’ necessario essere riconosciuto come buon pastore dalle pecore. A volte ciò viene dimenticato nell’attuale politica della Chiesa. Gesù dice che non solo il pastore riconosce le pecore, ma che anche le pecore riconoscono il pastore. Loro hanno criteri per questo. Perché se loro non lo riconoscono, pur anche se lui è nominato secondo il diritto canonico, lui non è pastore secondo il cuore di Gesù. Non sono solo le pecore che devono obbedire a chi le conduce. Anche colui che conduce deve essere molto attento alla reazione delle pecore per sapere se agisce come pastore o come mercenario.

* Gv 10,16: Gesù definisce la meta da raggiungere; un solo gregge, un solo pastore Gesù apre l’orizzonte e dice che ha altre pecore che non sono di questo gregge. Ancora non hanno udito la voce di Gesù, ma quando l’udiranno, si renderanno conto che lui è il pastore e lo seguiranno. Chi farà ciò, e quando avverrà? Siamo noi, imitando in tutto il comportamento di Gesù, Buon Pastore!

* Gv 10,17-18: Gesù è il Padre In questi due versetti finali Gesù si apre e ci lascia capire qualcosa che c’è nel più profondo del suo cuore: il suo rapporto con il Padre. Qui si percepisce la verità di quanto dice in un altro momento: “Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamati amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15). Gesù è per noi un libro aperto.

c) Ampliando l’informazione:

L’immagine del Pastore nel VT che si realizza in Gesù

i) In Palestina, la sopravvivenza della gente dipendeva dall’allevamento del bestiame: capre e pecore. L’immagine del pastore che guida le sue pecore nei pascoli era da tutti conosciuta, come oggi conosciamo l’immagine del conducente di autobus. Era normale usare l’immagine del pastore per indicare la funzione di colui che governava e conduceva il popolo. I profeti criticavano i re perché erano pastori che non si occupavano del loro gregge e non lo conducevano a pascolare (Jr 2,8; 10,21; 23,1-2). Questa critica dei cattivi pastori aumentò e giunse a un punto culminante quando per colpa dei re il popolo fu deportato in esilio (Ez 34,1-10; Zc 11,4-17).

ii) Di fronte alla frustrazione sofferta a causa dell’attuazione dei cattivi pastori, sorge il desiderio di avere Dio come pastore, desiderio così ben espresso nel salmo: "Il Signore è l mio pastore, non manco di nulla (Sl 23,1-6; Gn 48,15). I profeti sperano che, nel futuro, Dio stesso venga a guidare il suo gregge, come un pastore (Is 40,11; Ez 34,11-16). E sperano che questa volta la gente sappia riconoscere la voce del suo pastore: "Ascoltate oggi la sua voce!" (Sl 95,7). Sperano che Dio venga in qualità di Giudice che pronuncerà il giudizio tra le pecore del gregge (Ez 34,17). Sorgono il desiderio e la speranza che un giorno, Dio susciti buoni pastori e che il messia sia un buon pastore per il popolo di Dio (Jr 3,15; 23,4).

iii) Gesù realizza questa speranza e si presenta come il buon pastore, diverso dagli assaltanti che, prima di lui, avevano rubato al popolo. Si presenta anche come il Giudice del popolo che, alla fine, emetterà la sentenza come il pastore che separa le pecore dai capri (Mt 25,31-46). In Gesù si realizza la profezia di Zaccaria che dice che il buon pastore sarà perseguitato dai cattivi pastori, infastiditi dalla sua denuncia: “Percuoti il pastore e sia disperso il gregge!" (Zc 13,7).

iv) Al termine del vangelo di Giovanni, l’immagine si estende e Gesù finisce con essere tutto allo stesso tempo: porta (Gv 10,7), pastore (Gv 10,11) agnello e pecora (Gv 1,36)!

Una chiave per il vangelo di Giovanni

Tutti percepiscono la differenza che c’è tra il vangelo di Giovanni e gli altri tre vangeli di Matteo, Marco e Luca. Qualcuno la definisce così: Gli altri tre fanno una fotografia, Giovanni fa una radiografia. Ossia, Giovanni aiuta i suoi lettori a scoprire la dimensione più profonda che c’è in ciò che Gesù dice e fa. Rivela le cose nascoste che solamente i raggi X della fede riescono a scoprire e rivelare. Giovanni insegna a leggere gli altri vangeli con lo sguardo della fede ed a scoprire il significato più profondo. Gesù stesso aveva già detto che avrebbe mandato il dono del suo Spirito affinché potessimo capire tutta la pienezza delle sue parole (Gv 14,24-25; 16,12-13). Gli antichi Padri della Chiesa dicevano: il Vangelo di Giovanni è “spirituale” e “simbolico”. Alcuni esempi:

(a) Gesù cura il cieco nato (Gv 9,6-7). Per Giovanni questo miracolo ha un significato più profondo. Rivela che Gesù è la Luce del Mondo che ci fa comprendere e contemplare meglio le cose di Dio nella vita (Gv 9,39).

(b) Gesù risuscita Lazzaro (Gv 11,43-44) non solo per aiutare Lazzaro e consolare le due sorelle, Marta e Maria, ma anche per rivelare che lui è la Risurrezione e la vita (Gv 11,25-26).

(c) Gesù cambia 600 litri di acqua in vino nelle nozze di Cana (Gv 2,1-13). E lo fa non solo per salvare l’allegria della festa, ma anche e soprattutto per rivelare che la nuova Legge del Vangelo è come vino paragonato all’acqua della Legge precedente. E lo fa con tale abbondanza (600 litri!), proprio per significare che non mancherà per nessuno, fino ad oggi!

(d) Gesù moltiplica il pane ed alimenta gli affamati (Gv 6,11) non solo per saziare la fame di quella gente povera che stava con lui nel deserto, ma anche per rivelare che lui stesso è il pane di vita che alimenta tutti lungo la vita (Gv 6,34-58).

(e) Gesù conversa con la Samaritana sull’acqua (Gv 4,7.10), ma lui voleva che lei giungesse a scoprire l’acqua del dono di Dio che già portava dentro (Gv 4,13-14). In una parola, è lo Spirito di Gesù che dà vita (Gv 6,63). La carne o solo la lettera non bastano e possono perfino uccidere il senso e la vita (2 Cor 3,6).

6. Preghiera di un Salmo: Salmo 23 (22)

Il Signore è il mio pastore!

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

7. Orazione Finale

 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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V domenica di quaresima 03.04.2022
3.4.2022 - V domenica di quaresima - Let
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III domenica di quaresima 20.3.2022
20.3.2022 III domenica di quaresima -Lec
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I Domenica di Quaresima 06.03.2022
06.03.2022- I domenica di quaresima -Lec
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VII domenica del T.O. 20.02.2022
20.02.2022 VII domenica del T.O. -Lectio
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V domenica del T.O. 06.02.2022
06,02,2022 V domenica del T.O. -Lectio.p
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III domenica del T.O. 23.01.2022
III Domenica del T.O. Lectio.pdf
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Battesimo del Signore 9.1.2022
9.01.2022 battesimo del Signore -Lectio.
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ARCHIVIO 2021

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Natale del Signore 25.12.2021
25.12.2021 Natale del Signore- Lectio.pd
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III domenica di avvento 12.12.2021
12.12.2021 III domenica di Avvento - Lec
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I domenica d'Avvento 28.11.2021
28.11.2021 I domenica D'Avvento Lectio.p
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XXXIII domenica del T.O. 14.11.2021
14,11.2021 XXXII domenica del T.O.Lectio
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XXXI domenica del T.O. 31.10.2021
31.10.2021 XXXI domenica del T.O. Letio.
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XXIX domenica del T.O. 17.10.2021
17.10.2021 XXIX domenica del T.O.letio.p
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XXVII domenica del T.O.03.10.2021
03.10.2021 XXVII domenica del T.O. lecti
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XXV Domenica del T.O 19.09.2021
19.09.2021 XXV domenica del T.O. lectio.
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XXIII domenica del T.O. 05.09.2021
5.9.2021 XXIII Domenica del T.O. Lectio.
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XII domenica del T.O. 20.06.2021
20.6.2021 XII domenica del T.O. lectio.p
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Domenica Corpus Domini 6.6.2021
6.6.2021 Corpus Domini -letio.pdf
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Domenica di Pentecoste 23.5.2021
23.5.2021 domenica di Pentecoste Lectio.
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VI Domenica di pasqua 9.5.2021
9.5.2021 VI domenica di pasqua - Lectio.
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IV Domenica di Pasqua 25.04.2021
25.04.2021 IV domenica di pasqua -Lectio
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II Domenica di pasqua 11.4.2021
11.4.2021 II Domenica di pasqua -Lectio.
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IV domenica di Avvento 19.12.2021
19.12.2921 IV domenica di Avvento -Lecti
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II domenica di Avvento 5.12.2021
5.12.2021 II domenica di Avvento - Letio
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XXXIV domenica del T.O. 21.11.2021 Solennità di N.S. Gesù Cristo
21.11.2021 Solennità di N.S. Gesù Cristo
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XXXII domenica del T.O. 7.11.2021
7.11.2021 XXXII domenica del T.O. Lectio
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XXX Domenica del T.O. 24.10.2021
24.10.2021 XXX domenica del T.O.Lectio.p
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XXVIII domenica del T.O. 10.10.2021
10.10.2021 XXVIII domenica del T.O. leti
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XXVI domenica del T.O.26.09.2021
26.9.2021 XXVI domenica del T.O. lectio.
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XXIV domenica del T.O 12.09.2021
12.09.2021 XXIV domenica del T.O Lectio.
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XIII domenica del T.O. 27.06.2021
27.6.2021 XIII domenica del T.O.Lectio.p
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XI domenica del T.O. 13.06.2021
13.06.2021 XI domenica del T.O Lectio.pd
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Domenica SS. Trinità 30.5.2021
30.5.2021 SS. Trinità Lectio.pdf
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Ascensione del Signore 16.5.2021
16.5.2021 VII domenica di Pasqua Lectio.
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V Domenica di pasqua 2.5.2021
2.5.2021 V domenica di pasqua Lectio.pdf
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III Domenica di pasqua 18.4.2021
18.4.2021 III Domenica di Pasqua -Lectio
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Domenica di Pasqua 04.04.2021
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ARCHIVIO ANNO 2020





Orari Sante Messe:

 

Chiesa Cattedrale

Feriali:  ore 18.30 

 

Festive:

Sabato: ore 18.30
Domenica: ore 8.30 - 11.00 - 18.30

 

Cappella della Visione S.Ignazio

Feriali: ore 7,30  (Lun.- Ven.)

 

Cappella S. Giovanni Calabria            

Domenica: ore 9.30  


UFFICIO PARROCCHIALE

Dal lunedì al venerdì:   

10.00 – 12.30  e  16.30 – 18.30

Il Sabato:

10.00 – 12.30  

                

A luglio ed agosto: 
lunedì - mercoledì - venerdì  10,30 - 12,30

  

Per informazioni telefonare al numero: 0630890267

o mandare mail a parrocchia@sacricuorilastorta.org


Contantore attivo dal 15 Febbraio 2013

 DONAZIONI E OFFERTE

 


IBAN: 
 IT93H0832703228000000002163

Parrocchia Cattedrale Sacri Cuori di Gesù e Maria

Via del Cenacolo, 43 - 00123 Roma - La Storta