LECTIO DIVINA

IN ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

La lectio divina esprime la realtà della Chiesa come creatura Verbi: questa si fonda sulla Parola di Dio, nasce convocata dalla Parola e vive in essa.  Nella Parola la Chiesa trova “l’annuncio della sua identità, la grazia della sua conversione, il mandato della sua missione, la fonte della sua profezia, la ragione della sua speranza” (Sinodo 2008, Instrumentum Laboris, 12).

 

La lectio divina ha chiare radici bibliche e un lungo esercizio monastico. Oggi  si intende come “lettura credente” – sosta riflessiva e ascolto orante, da soli o in gruppo – di un passo della Bibbia, accolta come Parola di Dio. Con la guida dello Spirito Santo, nell’esperienza di meditazione e silenzio, di contemplazione e condivisione, la Parola diventa sorgente di grazia, dialogo orante, appello alla conversione, proposta profetica e orizzonte di speranza. Non è quindi puro studio tecnico, ma ascolto obbediente e risposta appassionata.

 

 

Nella liturgia cristiana, la lectio Divina è un modo tradizionale di pregare la Bibbia. Durante la lectio divina, cioè "lettura della volontà di Dio", il credente legge le Scritture nella convinzione che Dio voglia istruirlo attraverso di esse.

 

 

È un modo di pregare che il credente può attuare anche nel quotidiano, e si suddivide in lettura del passo (lectio), riflessione su di esso (meditatio), preghiera (oratio), contemplazione estetica (contemplatio) e comprensione di ciò che "è bello" (consolatio), "bene" (discretio) e "giusto" (deliberatio).


Lectio Divina 2024

mercoledì 21 -28 febbraio e mercoledì 6 - 13 - 20 marzo, don Giuseppe Colaci riprende gli incontri di Lectio Divina. 

Orario: 21,00

Tema: il Vangelo di Giovanni


Lectio Divina:

domenica, 28 aprile, 2024

V Domenica di Pasqua

L'immagine della vite vera, che è Gesù

L'invito pressante a rimanere in Lui per portare il frutto dell'amore

Giovanni 15, 1-8

1. Orazione iniziale

Signore, Tu sei! E questo ci basta, per vivere, per continuare a sperare ogni giorno, per camminare in questo mondo, per non scegliere la via sbagliata della chiusura e della solitudine. Sì, Tu sei per sempre e da sempre; sei e rimani, o Gesù! E questo tuo essere è dono continuo anche per noi, è frutto sempre maturo, perché ce ne nutriamo e diventiamo forti di Te, della tua Presenza. Signore, apri il nostro cuore, apri il nostro essere al tuo essere; aprici alla Vita con la potenza misteriosa della tua Parola. Facci ascoltare, facci mangiare e gustare questo cibo dell'anima; vedi come ci è indispensabile! Manda, ora, il frutto buono del tuo Spirito, perché realizzi in noi ciò che leggiamo e meditiamo di te.

2. Lettura

a) Per inserire il brano nel suo contesto:

Questi pochi versetti fanno parte del grande discorso di Gesù ai suoi discepoli nel momento intimo dell'ultima cena e inizia col versetto 31 del cap. 13 prolungandosi fino a tutto il cap. 17. Si tratta di un'unità molto stretta, profonda e inscindibile, che non ha pari in tutti gli Evangeli e che ricapitola in sé tutta la rivelazione di Gesù nella vita divina e nel mistero della Trinità; è il testo che dice quello che nessun altro testo delle divine Scritture è capace di dire riguardo la vita cristiana, la sua potenza, i suoi compiti, la sua gioia e il suo dolore, la sua speranza e la sua lotta in questo mondo e nella Chiesa. Pochi versetti, ma traboccanti d'amore, di quell'amore fino alla fine, che Gesù ha deciso di vivere verso i suoi, verso di noi, ancora oggi e per sempre. In forza di questo amore, quale supremo e definitivo gesto di tenerezza infinita, che racchiude in sé ogni altro gesto d'amore, il Signore lascia ai suoi una presenza nuova, un modo nuovo di esserci: attraverso la parabola della vite e dei suoi tralci e attraverso la proclamazione del meraviglioso verbo rimanere, ripetuto più volte, Gesù dà inizio a questa sua storia nuova con ciascuno di noi, che si chiama inabitazione. Egli non è più presso di noi, perché torna al Padre, ma rimane dentro di noi.

b) Per aiutare nella lettura del brano:

                vv. 1-3: Gesù rivela se stesso quale vite vera, che produce frutti buoni, vino ottimo per il Padre suo, che è l'agricoltore e rivela noi, i suoi discepoli, quali tralci, che hanno bisogno di rimanere uniti alla vite, per non morire e per portare frutto. La potatura, che il Padre compie sui tralci attraverso la spada della Parola, è una purificazione, una gioia, un canto.

                vv. 4-6: Gesù consegna ai discepoli il segreto perché possano continuare a vivere il rapporto intimo con Lui: è il rimanere. Come Lui va dentro di loro e rimane in loro e non più al di fuori, presso, così anche loro devono rimanere in Lui, dentro di Lui; questo è l'unico modo per essere pienamente consolati, per poter reggere nel cammino di questa vita e poter dare il frutto buono, che è l'amore.

                v. 7: Gesù, ancora una volta, lascia nel cuore dei suoi il dono della preghiera, la perla preziosissima, unica e ci spiega che dal rimanere in Lui noi possiamo imparare la vera preghiera, quella che chiede il dono dello Spirito Santo con insistenza e sa di essere esaudita.

                v. 8: Gesù ci chiama ancora a Sé, ci chiede ancora di seguirlo, di farci ed essere sempre suoi discepoli. Il rimanere fa nascere la missione, il dono della vita per il Padre e per i fratelli; se rimaniamo veramente in Gesù, allora rimarremo veramente anche in mezzo ai fratelli, come dono e come servizio. Questa è la gloria del Padre.

 

c) Il testo:

1-3: Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato. 4-6: Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7: Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 8: In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

3. Un momento di silenzio orante

Come tralcio, rimango, adesso, unito alla vite, che è il mio Signore e mi abbandono a Lui, mi lascio raggiungere dalla linfa della sua voce silenziosa e profonda, che è come acqua viva. Così rimango in silenzio e non mi allontano.

4. Alcune domande

Che mi aiutino a rimanere, a scoprire la bellezza della vite, che è Gesù; che mi conducano al Padre, per lasciarmi da Lui prendere e lavorare, certo del suo lavoro buono di agricoltore amoroso; e che mi sospingano dentro la linfa vitale dello Spirito, per incontrarmi con lui quale unica cosa necessaria, da chiedere senza stancarmi.

a) "Io sono": è bello che il brano inizi con questa affermazione, che è come un canto di gioia, di vittoria del Signore, che Lui ama cantare continuamente dentro la vita di ognuno di noi. "Io sono": e lo ripete all'infinito, ogni mattina, ogni sera, quando viene la notte, mentre dormiamo e non ce ne accorgiamo. Lui, infatti, è proprio in funzione di noi; è verso il Padre suo ed è verso di noi, per noi. Mi fermo su queste parole e non solo le ascolto, ma le faccio entrare dentro di me, nella mia mente, nella mia memoria più recondita, nel mio cuore, in tutti i sentimenti che mi abitano e la trattengo per ruminarla ed assorbire quel suo Essere nel mio essere. Comprendo, adesso, dentro questa Parola, che io non sono, se non in Lui e che non posso diventare nulla, se non rimanendo dentro l'essere di Gesù. Provo a scendere nel profondo del mio essere, vincendo le paure, attraversando tutto il buio che posso trovare e raccolgo quelle parti di essere, di me, che maggiormente sento senza vita. Le prendo in mano delicatamente e le porto da Gesù, le consegno al suo "Io sono".

b) La vite mi fa venire in mente il vino, quel frutto così buono e prezioso, mi fa venire in mente l'alleanza che Gesù compie con noi, nuova ed eterna, alleanza d'amore, che nulla e nessuno potrà mai spezzare. Sono disposto a rimanere dentro questo abbraccio, dentro questo sì continuo della mia vita, che si lascia intrecciare con la sua? Alzerò anch'io, insieme al salmista, il calice dell'alleanza, invocando il nome del Signore e dicendogli che, sì, anch'io gli voglio bene?

c) Gesù definisce il Padre suo come "agricoltore" o "vignaiolo", utilizzando un termine molto bello che porta dentro di sé tutta la forza dell'amore che si dedica al lavoro della terra; esprime un piegarsi sulla terra, un avvicinarsi del corpo e dell'essere, un contatto prolungato, uno scambio vitale. Il Padre fa proprio così con noi! San Paolo dice però: "L'agricoltore, che si affatica, dev'essere il primo a raccogliere i frutti della terra" (2 Tim 2, 6) e insieme a lui san Giacomo ci ricorda che "l'agricoltore aspetta pazientemente i frutti della terra" (Gc 5, 7). Deluderò, io terra, l'attesa del Padre che mi coltiva ogni giorno, vangandomi, sgombrandomi dai sassi, mettendomi concime buono e costruendomi una siepe tutto attorno perché io rimanga protetto? A chi consegno i frutti della mia esistenza, del mio cuore, della mia mente, della mia anima? Per chi sono io, per chi decido e scelgo di vivere ogni giorno, ogni mattina, quando mi alzo?

d) Seguo con attenzione il testo e metto in evidenza due verbi, che si ripetono con molta frequenza: "portare frutto" e "rimanere"; capisco che queste due realtà sono simbolo della vita stessa e sono una intrecciata all'altra, una dipendente dall'altra. Solo rimanendo è possibile portare frutto e, in realtà, l'unico vero frutto che noi discepoli possiamo portare in questo mondo è proprio il rimanere. Dove rimango io, ogni giorno, per tutto il giorno? Con chi rimango? Gesù collega sempre questo verbo a quella particella stupenda, gigantesca: "in me". mi confronto con queste due parole: io sono "in", cioè sono al di dentro, vivo nel profondo, scavo alla ricerca del Signore come si scava per un pozzo (cfr. Gn 26, 18) o per i tesori (Pr 2, 4), oppure sono al di fuori, sempre disperso alle varie superfici di questo mondo, lontano il più possibile dall'intimità, dal rapporto e dal contatto con il Signore?

e) Per due volte Gesù ci mette davanti la realtà della sua Parola e ci rivela come sia essa a renderci puri e sia ancora essa ad aprirci la via della preghiera vera; la Parola ci viene annunciata e donata come presenza permanente in noi; anch'essa, infatti, ha

la capacità di rimanere, di fare la sua casa nel nostro cuore. Però devo chiedermi: che orecchie ho, io, per ascoltare questo annuncio di salvezza e di bene, che il Signore mi rivolge attraverso le sue Parole? Faccio spazio all'ascolto, a questo ascolto profondo, di cui tutta la Scrittura mi parla continuamente, dalla Legge, ai Profeti, ai Salmi, agli Scritti apostolici? Mi lascio trovare e raggiungere fino al cuore dalla Parola del Signore nella preghiera, o preferisco affidarmi ad altre parole, più leggere, più umane e simili alle mie? Ho paura della voce del Signore, che mi parla con premura e sempre?

5. Una chiave di lettura

Come tralcio, cerco il modo per restare sempre più innestato nella mia Vite, che è il Signore Gesù. Bevo, in questo momento, dalla sua Parola la linfa buona, cercando di penetrare più in profondità per assorbirne il nutrimento nascosto, che mi trasmette la vera vita. Sto attento alle parole, ai verbi, alle espressioni che Gesù usa e che mi richiamano ad altri passi delle divine Scritture e mi lascio, così, purificare.

L'incontro con Gesù, l'Io Sono

Questo brano ci offre uno dei testi in cui compare questa espressione così forte, che il Signore ci rivolge per rivelare a noi se stesso. E' molto bello percorrere un cammino lungo tutta la Scrittura, alla ricerca di altri testi come questo, in cui la voce del Signore ci parla così direttamente di sé, della sua essenza più profonda. Quando il Signore dice e ripete all'infinito e in mille modi, in mille sfumature diverse "Io Sono", non lo fa per annientarci o umiliarci, ma solo per la forza traboccante del suo amore verso di noi, che vuole renderci partecipi e vivi di quella stessa vita che a Lui appartiene. Se dice "Io Sono", è per dire anche "Tu Sei" e dirlo ad ognuno di noi, ad ogni suo figlio e figlia che viene in questo mondo. E' una trasmissione feconda e ininterrotta di essere, di essenza e io non voglio lasciarla cadere a vuoto, ma voglio raccoglierla e accoglierla dentro di me. Seguo, allora, la traccia luminosa del "Io Sono" e cerco di soffermarmi ad ogni passo. "Io sono il tuo scudo" (Gen 15, 1), "Io sono il Dio di Abramo tuo padre" (Gen 24, 26), "Io sono il Signore, che vi ha liberati e ancora vi libererò dall'Egitto" (cfr. Es 6, 6) e da ogni faraone, che attenterà alla vostra vita, "Io sono colui che ti guarisce" (Es 15, 26). Mi lascio raggiungere dalla luce e dalla potenza di queste parole, che compiono il miracolo di cui parlano; lo compiono anche oggi, proprio per me, in questa lectio. E poi continuo e leggo, nel libro del Levitico, per almeno 50 volte questa affermazione di salvezza: "Io sono il Signore" e credo a questa parola e aderisco ad essa con il mio essere, con il mio cuore e dico: "Sì, davvero il Signore è il mio Signore; Lui e non un altro!" Noto che la Scrittura va sempre più a fondo; mano a mano che il cammino procede, anch'essa procede dentro di me e mi porta in un rapporto sempre più intenso con il Signore; il libro dei Numeri, infatti, comincia a dire: "Io sono il Signore, che dimoro in mezzo agli Israeliti" (Num 35, 34). "Io sono" è il presente, colui che non si allontana, non volta le spalle per andarsene; è colui che si prende cura di noi da vicino, dal di dentro, come soltanto lui può fare; leggo Isaia e ricevo vita: 41, 10; 43, 3; 45, 6 etc. Il santo Evangelo è un'esplosione di essere, di presenza, di salvezza; lo ripercorro, soprattutto facendomi guidare da Giovanni: 6, 48; 8, 12; 10, 9. 11; 11, 15; 14, 6; 18, 37. Gesù è il pane, la luce, la porta, il pastore, la risurrezione, la via, la verità, la vita, è il re; è tutto questo per me, per noi e così voglio accoglierlo, conoscerlo e amarlo e voglio imparare, dentro queste parole, a dirgli: "Signore, tu sei!". E' questo "Tu" che dà significato al mio io, che fa della mia vita una relazione, una comunione; so con certezza che solo qui io gioisco pienamente e vivo per sempre.

La vigna, la vite vera e il suo frutto buono

Vigna di Dio è Israele, vigna prediletta, vigna scelta, vigna piantata su un colle fertile, in un luogo con la terra ripulita, sarchiata, liberata dai sassi, vigna custodita, lavorata, amata, diffusa e che Dio stesso ha piantato (cfr. Is 5, 1s; Ger 2, 21). Tanto amata è questa vigna che mai ha cessato di risuonare, per lei, il cantico d'amore del suo diletto; note forti e dolci allo stesso tempo, note portatrici di vita vera, che hanno attraversato l'antica alleanza e sono giunte, ancora più chiare, fino alla nuova alleanza. Prima cantava il Padre, ora canta Gesù, ma in entrambi è la voce dello Spirito che si fa sentire, come dice il Cantico dei Cantici: "La voce della tortora ancora si fa sentire… e le viti spandono fragranza" (Ct 2, 12s). E' il Signore Gesù che ci attira, che ci porta dall'antico al nuovo, da amore in amore, verso una comunione sempre più forte, fino all'identificazione: "Sono io questa vigna, ma siete anche voi, in me". Quindi è chiaro: la vigna è Israele, è Gesù e siamo noi. Sempre la stessa, sempre nuova, sempre più eletta e prediletta, amata, curata, custodita, visitata: visitata con le piogge e visitata con la Parola, mandata dai profeti giorno per giorno, visitata con l'invio del Figlio, l'Amore, che aspetta l'amore, cioè il frutto. "Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica" (Is 5, 2); la delusione è sempre in agguato, nell'amore. Mi soffermo su questa realtà, mi guardo dentro, cerco di scoprire i luoghi di chiusura, di aridità, di morte; perché la pioggia non è arrivata? Mi ripeto questa parola, che risuona spesso lungo le pagine bibliche: "Il Signore aspetta…" (vedi Is 30, 18; Lc 13, 6-9). Vuole i frutti della conversione (cfr. Mt 3, 8), come ci manda a dire per bocca di Giovanni, i frutti della parola, che nascono dall'ascolto, dall'accoglienza e dalla custodia di essa, come ci dicono i sinottici (cfr. Mt 13, 23; Mc 4, 20 e Lc 8, 15), i frutti dello Spirito, come spiega Paolo (cfr. Gal 5, 22). Vuole che "portiamo frutto in ogni opera buona" (Col 1, 10), ma più di tutto, mi sembra, il Signore aspetta e desidera il "frutto del grembo" (cfr. Lc 1, 42), cioè Gesù, per il quale siamo veramente benedetti e beati. Gesù, infatti, è il seme che, morendo, porta molto frutto dentro di noi, nella nostra vita (Gv 12, 24) e sconfigge ogni solitudine, ogni chiusura, spalancandoci ai fratelli. Questo è il frutto vero della conversione, seminato nella terra del nostro grembo; questo è diventare suoi discepoli e infine, questa è la vera gloria del Padre.

La potatura come purificazione che dà gioia

In questo passo evangelico il Signore mi offre anche un altro cammino, da compiere dietro a Lui e insieme a Lui: è un cammino di purificazione, di rinnovamento, di risurrezione e vita nuova. E' velato dal termine "potare", ma posso cercare di scoprirlo meglio, di illuminarlo grazie alla Parola stessa, che è l'unica vera maestra, l'unica guida sicura. Il testo greco usa il termine "purificare" per indicare questa azione del vignaiolo nei confronti della sua vite; certo, rimane vero che Lui pota, che taglia con la spada affilata della sua Parola (Eb 4, 12) e che ci fa sanguinare, a volte, ma rimane ancora più vero il suo amore, che solamente penetra, sempre più a fondo, in noi e così purifica, lava, raffina. Sì, il Signore siede come lavandaio per purificare, o come orafo, per rendere splendente e luminoso l'oro che è nelle sue mani (cfr. Mal 3, 3). Gesù porta con sé una purificazione nuova, quella promessa tanto a lungo dalle Scritture e attesa per i tempi messianici; non è più la purificazione che avveniva mediante il culto, mediante l'osservanza della legge o i sacrifici, purificazione solo provvisoria, incompiuta, temporanea e figurativa. Gesù realizza una purificazione intima, totale, quella del cuore e della coscienza, quella cantata da Ezechiele: "Vi purificherò da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo… Quando vi avrò purificati da tutte le vostre iniquità, vi farò riabitare nelle vostre città e le vostre rovine saranno ricostruite…" (Ez 36, 25s. 33). Leggo anche Ef 5, 26 e Tt 2, 14, testi molto belli e ricchi, che mi aiutano ad entrare meglio dentro la luce e la grazia di questa opera di salvezza, di questa potatura spirituale che il Padre compie in me. C'è un versetto del Cantico che può aiutarmi ancora di più a comprendere; dice così: "Il tempo del canto è tornato" (Ct 2, 12), usando, però, un verbo che significa al tempo stesso "potare, tagliare" e "cantare". Quindi la potatura è tempo di canto, di gioia. E' il mio cuore che canta, davanti e dentro la Parola, è la mia anima che gioisce, per la fede, perché so che attraverso questo lungo, ma magnifico pellegrinaggio nelle Scritture, anch'io vengo reso partecipe della vita di Gesù, vengo unito a Lui, il puro, il santo, l'immacolato Verbo e rimanendo, così, in Lui, anch'io vengo lavato, vengo purificato con la purezza infinita della sua vita. Non per me, non per rimanere solo, ma per portare molto frutto, per dare foglie e fronde che non appassiscano, per essere tralcio, insieme a tanti tralci, nella vite di Gesù Cristo.

6. Un momento di preghiera: Salmo 1

Meditazione sulla felicità di chi vive della Parola e grazie ad essa porta frutto

Rit. La tua Parola è la mia gioia, Signore!

Beato l'uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti; ma si compiace della legge del Signore, la sua legge medita giorno e notte. Rit.

Sarà come albero piantato lungo corsi d'acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai; riusciranno tutte le sue opere. Rit.

Non così, non così gli empi: ma come pula che il vento disperde; perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, né i peccatori nell'assemblea dei giusti. Il Signore veglia sul cammino dei giusti, ma la via degli empi andrà in rovina. Rit.

7. Orazione Finale

 

Signore, ho ancora tutta la luce della tua Parola dentro di me; tutta la forza risanatrice della tua voce mi risuona ancora nel profondo dell'essere! Grazie, o mia Vite, o mia linfa; grazie, o mia dimora, nella quale posso e desidero rimanere; grazie, o mia forza nell'agire, nel compiere ogni cosa; grazie, mio maestro! Tu mi hai chiamato ad essere tralcio fecondo, ad essere io stesso frutto del tuo amore per gli uomini, ad essere vino che rallegra il cuore; Signore, aiutami a realizzare questa tua Parola benedetta e vera. Solo così, infatti, io vivrò veramente e sarò, come Tu sei e rimani. Non permettere, o Signore, che io mi sbagli così tanto da voler rimanere in te, come tralcio nella sua vite, senza gli altri tralci, i miei fratelli e le mie sorelle; sarebbe il frutto più acerbo, più sgradevole di tutti. Signore, io non so pregare: insegnami Tu e fa che la mia preghiera più bella sia la mia vita, trasformata in un grappolo d'uva, per la fame e la sete, per la gioia e la compagnia di chi verrà presso la vite, che sei Tu. Grazie, perché Tu sei il vino dell'Amore!


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IV domenica di avvento 24.12.2023
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Lectio Divina:

domenica, 21 aprile, 2024

IV Domenica di Pasqua

Giornata di preghiera per le vocazioni

Gesù è il Buon Pastore

“Perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza!”

Giovanni 10,11-18

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l'hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

Il Vangelo di questa 4ª Domenica di Pasqua ci riporta la parabola del Buon Pastore. Per questo, a volte, è chiamata Domenica del Buon Pastore. In alcune parrocchie si celebra la festa del parroco, pastore del gregge. Nel vangelo di oggi, Gesù si presenta come il Buon Pastore che venuto “perché tutti abbiano vita e vita in abbondanza” (Gv 10,10). In quel tempo, il pastore era l’immagine del leader. Gesù dice che molti si presentavano come pastori, ma in realtà erano “ladri e briganti”. Oggi succede la stessa cosa. Ci sono persone che si presentano come leaders, ma in realtà, invece di servire, cercano i loro propri interessi. Alcuni di loro hanno un modo di parlare così mansueto, e fanno una propaganda così intelligente da riuscire ad ingannare la gente. Hai mai fatto l’esperienza di essere stato ingannato? Quali sono i criteri per valutare una leadership sia a livello di comunità che di paese? Chi è, e come deve essere un buon pastore? Con queste domande nella mente cerchiamo di meditare il testo del vangelo di oggi. Nel corso della lettura cerchiamo di essere attenti alle immagini che Gesù usa per presentarsi alla gente come un vero e buon pastore.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

                Gv 10,11: Gesù si presenta come il Buon Pastore che dà la sua vita per le pecore

                Gv 10,12-13: Gesù definisce l’atteggiamento del mercenario

                Gv 10,14-15: Gesù si presenta come il Buon Pastore che conosce le sue pecore

                Gv 10,16: Gesù definisce la meta da raggiungere: un solo gregge ed un solo pastore

                Gv 10,17-18: Gesù e il Padre

 

c) Il testo:

11Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. 12Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; 13egli è un mercenario e non gli importa delle pecore. 14Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, 15come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. 16E ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. 17Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. 18Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Cosa ti ha maggiormente colpito nel testo del Buon Pastore? Perché?

b) Quali sono le immagini che Gesù applica a se stesso, come le applica e cosa significano?

c) Quante volte in questo testo, Gesù usa la parola vita e cosa afferma sulla vita?

d) Cosa dice il testo sulle pecore che siamo noi? Quali sono le qualità ed i compiti delle pecore?

e) Pastore-Pastorale. Sarà che le nostre pastorali continuano la missione di Gesù-Pastore?

5. Per coloro che desiderano approfondire maggiormente il testo

a) Contesto:

i) Il discorso di Gesù sul Buon Pastore (Gv 10,1-18) è come un mattone inserito in una parete già pronta. Con questo mattone la parete è più forte e più bella. Immediatamente prima, in Gv 9,40-41, il vangelo parlava della guarigione di un cieco nato (Gv 9,1-38) e della discussione di Gesù con i farisei sulla cecità (Gv 9,39-41). Immediatamente dopo in Gv 10,19-21, Giovanni colloca la conclusione della discussione di Gesù con i farisei sulla cecità. I farisei si presentavano al popolo in qualità di leaders e pensavano di essere in grado di poter discernere ed insegnare le cose di Dio. In realtà, loro erano ciechi (Gv 9,40-41) e disprezzavano l’opinione della gente rappresentata dal cieco fin dalla nascita che era stato guarito da Gesù (Gv 9,34). Il discorso sul Buon Pastore è stato inserito qui allo scopo di offrire alcuni criteri per saper discernere chi è il leader, il pastore che merita credito. La parabola realizza una parola che Gesù aveva appena detto ai farisei: “Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi!” (Gv 9,39)

ii) Il discorso di Gesù sul "Buon Pastore" presenta tre paragoni, legati tra di essi dall’immagine delle pecore, che offrono criteri per discernere chi è il vero pastore:

1° paragone (Gv 10,1-5): “Entrare per la porta”. Gesù distingue tra il pastore delle pecore e colui che assalta per rubare. Ciò che rivela chi è il pastore è il fatto che lui entra per la porta. Il brigante da un’altra parte.

2° paragone (Gv 10,6-10): “Io sono la porta”. Entrare per la porta significa agire come Gesù, la cui preoccupazione maggiore è la vita in abbondanza delle pecore. Ciò che rivela il pastore è la difesa della vita delle pecore.

3° paragone (Gv 10,11-18): “Io sono il buon pastore”. Gesù non è semplicemente un pastore. Lui è il Buon Pastore. Ciò che rivela chi è il Buon Pastore è (1) la conoscenza reciproca tra la pecora ed il pastore e (2) dare la vita per le pecore.

iii) In che modo la parabola del Buon Pastore può togliere la cecità ed aprire gli occhi delle persone? In quel tempo, l’immagine del pastore era il simbolo del leader. Ma non per il semplice fatto che qualcuno si occupi delle pecore può costui essere definito un pastore. Anche i mercenari contano. I farisei erano persone leaders. Ma erano anche pastori? Come vedremo, secondo la parabola, per discernere chi è pastore e chi è mercenario, bisogna fare attenzione a due cose:

(a) All’atteggiamento delle pecore davanti al pastore che le conduce, per vedere se riconoscono la sua voce.

(b) All’atteggiamento del pastore davanti alle pecore per vedere se il suo interesse è la vita delle pecore e se è capace di dare la vita per loro (Gv 10,11-18).

iv) Il testo del Vangelo di questa 4a domenica di Pasqua (Gv 10,11-18) è l’ultima parte del discorso sul Buon Pastore (Gv 10,1-18). Per questo vogliamo commentare tutto il testo. Osserviamo da vicino le diverse immagini di cui Gesù si serve per presentarsi a noi come il vero e buon pastore.

b) Commento del testo:

i) Gv 10,1-5: 1ª Immagine: il pastore "entra per la porta" Gesù inizia il discorso con un paragone sulla porta: “Chi non entra per la porta, ma sale da un’altra parte, è un ladro e assaltante! Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore!" Per capire questo paragone, è bene ricordare quanto segue. In quel tempo, i pastori curavano il gregge durante il giorno. Quando giungeva la notte, loro portavano le pecore in un grande recinto comunitario, ben protetto contro ladroni e lupi. Tutti i pastori di una stessa regione portavano lì il loro gregge. Un guardiano se ne occupava durante la notte. Il giorno dopo, al mattino presto, giungeva il pastore, batteva le mani sulla porta ed il guardiano apriva. Le pecore riconoscevano la voce del loro pastore, si alzavano e uscivano dietro a lui a pasteggiare. Le pecore degli altri pastori udivano la voce, ma non si movevano, poiché per loro era una voce sconosciuta. La pecora riconosce la voce del suo pastore. Ogni tanto, appariva il pericolo dell’assalto. Per rubare le pecore, i ladri non si presentavano al guardiano dalla porta, ma entravano da un altro lato o distruggevano il recinto, fatto di pietre una sull’altra.

ii) Gv. 10,6-10: 2ª Immagine: spiega cosa significa "entrare per la porta": Gesù è la porta. Coloro che stavano ascoltando Gesù, i farisei (cf. Gv 9,40-41), non capirono il paragone. Allora Gesù spiegò: "Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti". Di chi sta parlando Gesù in questa frase così dura? Probabilmente, si sta riferendo ai leaders religiosi che trascinavano la gente dietro di loro, ma che non rispondevano alla speranza della gente. Ingannavano la gente, lasciandola peggio di prima. Non interessava loro il bene della gente, bensì il loro proprio interesse ed il proprio portafoglio. Gesù spiega che il criterio fondamentale per discernere chi è il pastore e chi è assaltante è la preoccupazione per la vita delle pecore. Chiede alla gente di non seguire colui che si presenta in qualità di pastore, ma non desidera la vita della gente. E’ qui che Gesù pronunciò quella frase che cantiamo fino ad oggi: “Sono venuto perché abbiano vita, e vita in abbondanza!" Questo è il primo criterio!

iii) Gv 10,11-16: 3ª Immagine: spiega ciò che significa “sono venuto perché abbiano vita in abbondanza" (Qui inizia il testo di questa quarta domenica di Pasqua)

* Gv 10,11: Gesù si presenta come il Buon Pastore che dà la sua vita per le pecore. Gesù cambia il paragone. Prima, lui era la porta delle pecore. Ora dice che è il pastore delle pecore. Non un pastore qualsiasi, bensì: "Io sono il buon pastore!" L’immagine del buon pastore viene dal Vecchio Testamento. Tutti sapevano ciò che era un pastore e come viveva e lavorava. Nel dire che è un Buon Pastore, Gesù si presenta come colui che viene a compiere le promesse dei profeti e le speranze della gente. Insiste su due punti:

(a) la difesa della vita delle pecore; il buon pastore dà la sua vita (Gv 10,11.15.17.18);

(b) nella reciproca comprensione tra il pastore e le pecore; il Pastore conosce le sue pecore e loro conoscono il pastore (Gv 10,4.14.16).

* Gv 10,12-13: Gesù definisce l’atteggiamento del mercenario che non è pastore. “Il mercenario che non è pastore”. Guardando dal di fuori, non si percepisce la differenza tra il mercenario ed il pastore. Tutti e due si occupano delle pecore. Oggi ci sono molte persone che si occupano di altre persone negli ospedali, nelle comunità, negli asili per anziani, nei collegi, nei servizi pubblici, nelle parrocchie. Alcuni lo fanno per amore, altri, appena per uno stipendio, per poter sopravvivere. A queste persone gli altri non interessano. Hanno un atteggiamento da funzionari, da stipendiati, da mercenari. Nel momento del pericolo, loro non si interessano, perché “le pecore non sono loro”, i bambini non sono loro, gli alunni non sono loro, i vicini non sono loro, i fedeli non sono loro, i malati non sono loro, i membri della comunità non sono loro. Ora, invece di giudicare il comportamento degli altri, mettiamoci davanti alla nostra propria coscienza e chiediamoci: “Nel mio rapporto con gli altri, sono mercenario o pastore?” Guarda che Gesù non ti condanna perché l’operaio ha diritto al suo stipendio (Lc 10,7), ma ti chiedi di dare un passo in più e diventare pastore.

* Gv 10,14-15: Gesù si presenta come il Buon Pastore che conosce le sue pecore Due cose caratterizzano il buon pastore:

a) conosce le pecore ed è conosciuto da loro. Nella lingua di Gesù, “conoscere” non é una questione di conoscere il nome o il volto della persona, ma di rapportarsi alla persona per amicizia, e per affetto.

b) dare la vita per le pecore. Ciò significa essere disposti a sacrificarsi per amore. Le pecore sentono e percepiscono, quando una persona le difende e le protegge.

Questo vale per tutti noi: per i parroci e per coloro che hanno qualche responsabilità verso altre persone. Per un parroco sapere se è buon pastore non basta con l’essere nominato parroco ed obbedire alle norme del diritto canonico. E’ necessario essere riconosciuto come buon pastore dalle pecore. A volte ciò viene dimenticato nell’attuale politica della Chiesa. Gesù dice che non solo il pastore riconosce le pecore, ma che anche le pecore riconoscono il pastore. Loro hanno criteri per questo. Perché se loro non lo riconoscono, pur anche se lui è nominato secondo il diritto canonico, lui non è pastore secondo il cuore di Gesù. Non sono solo le pecore che devono obbedire a chi le conduce. Anche colui che conduce deve essere molto attento alla reazione delle pecore per sapere se agisce come pastore o come mercenario.

* Gv 10,16: Gesù definisce la meta da raggiungere; un solo gregge, un solo pastore Gesù apre l’orizzonte e dice che ha altre pecore che non sono di questo gregge. Ancora non hanno udito la voce di Gesù, ma quando l’udiranno, si renderanno conto che lui è il pastore e lo seguiranno. Chi farà ciò, e quando avverrà? Siamo noi, imitando in tutto il comportamento di Gesù, Buon Pastore!

* Gv 10,17-18: Gesù è il Padre In questi due versetti finali Gesù si apre e ci lascia capire qualcosa che c’è nel più profondo del suo cuore: il suo rapporto con il Padre. Qui si percepisce la verità di quanto dice in un altro momento: “Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamati amici perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15). Gesù è per noi un libro aperto.

c) Ampliando l’informazione:

L’immagine del Pastore nel VT che si realizza in Gesù

i) In Palestina, la sopravvivenza della gente dipendeva dall’allevamento del bestiame: capre e pecore. L’immagine del pastore che guida le sue pecore nei pascoli era da tutti conosciuta, come oggi conosciamo l’immagine del conducente di autobus. Era normale usare l’immagine del pastore per indicare la funzione di colui che governava e conduceva il popolo. I profeti criticavano i re perché erano pastori che non si occupavano del loro gregge e non lo conducevano a pascolare (Jr 2,8; 10,21; 23,1-2). Questa critica dei cattivi pastori aumentò e giunse a un punto culminante quando per colpa dei re il popolo fu deportato in esilio (Ez 34,1-10; Zc 11,4-17).

ii) Di fronte alla frustrazione sofferta a causa dell’attuazione dei cattivi pastori, sorge il desiderio di avere Dio come pastore, desiderio così ben espresso nel salmo: "Il Signore è l mio pastore, non manco di nulla (Sl 23,1-6; Gn 48,15). I profeti sperano che, nel futuro, Dio stesso venga a guidare il suo gregge, come un pastore (Is 40,11; Ez 34,11-16). E sperano che questa volta la gente sappia riconoscere la voce del suo pastore: "Ascoltate oggi la sua voce!" (Sl 95,7). Sperano che Dio venga in qualità di Giudice che pronuncerà il giudizio tra le pecore del gregge (Ez 34,17). Sorgono il desiderio e la speranza che un giorno, Dio susciti buoni pastori e che il messia sia un buon pastore per il popolo di Dio (Jr 3,15; 23,4).

iii) Gesù realizza questa speranza e si presenta come il buon pastore, diverso dagli assaltanti che, prima di lui, avevano rubato al popolo. Si presenta anche come il Giudice del popolo che, alla fine, emetterà la sentenza come il pastore che separa le pecore dai capri (Mt 25,31-46). In Gesù si realizza la profezia di Zaccaria che dice che il buon pastore sarà perseguitato dai cattivi pastori, infastiditi dalla sua denuncia: “Percuoti il pastore e sia disperso il gregge!" (Zc 13,7).

iv) Al termine del vangelo di Giovanni, l’immagine si estende e Gesù finisce con essere tutto allo stesso tempo: porta (Gv 10,7), pastore (Gv 10,11) agnello e pecora (Gv 1,36)!

Una chiave per il vangelo di Giovanni

Tutti percepiscono la differenza che c’è tra il vangelo di Giovanni e gli altri tre vangeli di Matteo, Marco e Luca. Qualcuno la definisce così: Gli altri tre fanno una fotografia, Giovanni fa una radiografia. Ossia, Giovanni aiuta i suoi lettori a scoprire la dimensione più profonda che c’è in ciò che Gesù dice e fa. Rivela le cose nascoste che solamente i raggi X della fede riescono a scoprire e rivelare. Giovanni insegna a leggere gli altri vangeli con lo sguardo della fede ed a scoprire il significato più profondo. Gesù stesso aveva già detto che avrebbe mandato il dono del suo Spirito affinché potessimo capire tutta la pienezza delle sue parole (Gv 14,24-25; 16,12-13). Gli antichi Padri della Chiesa dicevano: il Vangelo di Giovanni è “spirituale” e “simbolico”. Alcuni esempi:

(a) Gesù cura il cieco nato (Gv 9,6-7). Per Giovanni questo miracolo ha un significato più profondo. Rivela che Gesù è la Luce del Mondo che ci fa comprendere e contemplare meglio le cose di Dio nella vita (Gv 9,39).

(b) Gesù risuscita Lazzaro (Gv 11,43-44) non solo per aiutare Lazzaro e consolare le due sorelle, Marta e Maria, ma anche per rivelare che lui è la Risurrezione e la vita (Gv 11,25-26).

(c) Gesù cambia 600 litri di acqua in vino nelle nozze di Cana (Gv 2,1-13). E lo fa non solo per salvare l’allegria della festa, ma anche e soprattutto per rivelare che la nuova Legge del Vangelo è come vino paragonato all’acqua della Legge precedente. E lo fa con tale abbondanza (600 litri!), proprio per significare che non mancherà per nessuno, fino ad oggi!

(d) Gesù moltiplica il pane ed alimenta gli affamati (Gv 6,11) non solo per saziare la fame di quella gente povera che stava con lui nel deserto, ma anche per rivelare che lui stesso è il pane di vita che alimenta tutti lungo la vita (Gv 6,34-58).

(e) Gesù conversa con la Samaritana sull’acqua (Gv 4,7.10), ma lui voleva che lei giungesse a scoprire l’acqua del dono di Dio che già portava dentro (Gv 4,13-14). In una parola, è lo Spirito di Gesù che dà vita (Gv 6,63). La carne o solo la lettera non bastano e possono perfino uccidere il senso e la vita (2 Cor 3,6).

6. Preghiera di un Salmo: Salmo 23 (22)

Il Signore è il mio pastore!

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; su pascoli erbosi mi fa riposare ad acque tranquille mi conduce. Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni.

7. Orazione Finale

 

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell'unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

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XXXIV del T.O. Cristo Re 20.11.2022
20.11.2022 XXXIV domenica del T.O. Crist
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XXXII domenica del T.O. 06.11.2022
06.11.2022 XXXII domenica del T.O. Lect
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XXX domenica del T.O. 23.10.2022
23.10.2022 XXX domenica del T.O. -Lectio
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XXVIII domenica del T.O. 09.10.2022
09.10.2022 XXVIII domenica del T.O. Lect
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XXVI domenica del T.O. 25.09.2022
25.09.2022 XXVI domenica del T.O. - Lect
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XXIV domenica del T.O. 11.9.2022
11.09.2022 XXIV Domenica del T.O. - Lec
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XIX Domenica del T.O. 07.08.2022
7.8.2022 XIX domenica del T.O. -Lectio.p
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XVIII domenica del T.O. 31.7.2022
31.7.2022 XVIII dimenica del T.O. -Lecti
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XVII Domenica del T.O. 24.7.2022
24.07.2022 XVII domenica del T.O. -Lecti
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XV domenica del T.O. 10.07.2022
10.07.2022 XV domenica del T.O. Lectio.p
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XIII Domenica del T.O. 26.6.2022
26.6.2022 XIII domenica del T.O. -Lectio
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Domenica - SS. Trinità 12.06.2022
12.6.2022 SS. Trinità -Lectio.pdf
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Domenica Ascensione del Signore 29.05.2022
29.05.2022 Ascensione del Signore - Lect
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V domenica di pasqua 15.05.2022
15.05.2022 V Domenica di Pasqua -Lectio.
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III Domenica di pasqua 01.05.2022
01.05.2022 III domenica di Pasqua -Lecti
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Domenica di Pasqua 17.04.2022
17.4.2022 domenica di Pasqua -Lectio.pdf
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V domenica di quaresima 03.04.2022
3.4.2022 - V domenica di quaresima - Let
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III domenica di quaresima 20.3.2022
20.3.2022 III domenica di quaresima -Lec
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I Domenica di Quaresima 06.03.2022
06.03.2022- I domenica di quaresima -Lec
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VII domenica del T.O. 20.02.2022
20.02.2022 VII domenica del T.O. -Lectio
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V domenica del T.O. 06.02.2022
06,02,2022 V domenica del T.O. -Lectio.p
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III domenica del T.O. 23.01.2022
III Domenica del T.O. Lectio.pdf
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Battesimo del Signore 9.1.2022
9.01.2022 battesimo del Signore -Lectio.
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Natale del Signore 25.12.2021
25.12.2021 Natale del Signore- Lectio.pd
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III domenica di avvento 12.12.2021
12.12.2021 III domenica di Avvento - Lec
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I domenica d'Avvento 28.11.2021
28.11.2021 I domenica D'Avvento Lectio.p
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XXXIII domenica del T.O. 14.11.2021
14,11.2021 XXXII domenica del T.O.Lectio
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XXXI domenica del T.O. 31.10.2021
31.10.2021 XXXI domenica del T.O. Letio.
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XXIX domenica del T.O. 17.10.2021
17.10.2021 XXIX domenica del T.O.letio.p
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XXVII domenica del T.O.03.10.2021
03.10.2021 XXVII domenica del T.O. lecti
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XXV Domenica del T.O 19.09.2021
19.09.2021 XXV domenica del T.O. lectio.
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XXIII domenica del T.O. 05.09.2021
5.9.2021 XXIII Domenica del T.O. Lectio.
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XII domenica del T.O. 20.06.2021
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Domenica Corpus Domini 6.6.2021
6.6.2021 Corpus Domini -letio.pdf
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Domenica di Pentecoste 23.5.2021
23.5.2021 domenica di Pentecoste Lectio.
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VI Domenica di pasqua 9.5.2021
9.5.2021 VI domenica di pasqua - Lectio.
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IV Domenica di Pasqua 25.04.2021
25.04.2021 IV domenica di pasqua -Lectio
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II Domenica di pasqua 11.4.2021
11.4.2021 II Domenica di pasqua -Lectio.
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Domenica delle Palme 28.3.2021
28.3.2021 domenica delle Palme -Lectio.p
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IV domenica di quaresima 14.3.2021
14.3.2021 IV domenica di quaresima Lecti
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II domenica di quaresima 28.02.2021
28.2.2021 II domenica di quaresima Lecti
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VI domenica del T.O. 14.02.2021
14.2.2021 VI domenica del T.O. Lectio.pd
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IV domenica del T.O. 31.01.2021
31.1.2021 IV domenica del T.O. Lectio.pd
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II domenica del T.O. 17.01.2021
17.01.2021 II Domenica del T.O. Lectio.p
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II domenica di Natale 03.01.2021
3.01.2021 II domenica dopo Natale- Lecti
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IV domenica di Avvento 19.12.2021
19.12.2921 IV domenica di Avvento -Lecti
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II domenica di Avvento 5.12.2021
5.12.2021 II domenica di Avvento - Letio
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XXXIV domenica del T.O. 21.11.2021 Solennità di N.S. Gesù Cristo
21.11.2021 Solennità di N.S. Gesù Cristo
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XXXII domenica del T.O. 7.11.2021
7.11.2021 XXXII domenica del T.O. Lectio
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XXX Domenica del T.O. 24.10.2021
24.10.2021 XXX domenica del T.O.Lectio.p
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XXVIII domenica del T.O. 10.10.2021
10.10.2021 XXVIII domenica del T.O. leti
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XXVI domenica del T.O.26.09.2021
26.9.2021 XXVI domenica del T.O. lectio.
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XXIV domenica del T.O 12.09.2021
12.09.2021 XXIV domenica del T.O Lectio.
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XIII domenica del T.O. 27.06.2021
27.6.2021 XIII domenica del T.O.Lectio.p
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XI domenica del T.O. 13.06.2021
13.06.2021 XI domenica del T.O Lectio.pd
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Domenica SS. Trinità 30.5.2021
30.5.2021 SS. Trinità Lectio.pdf
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Ascensione del Signore 16.5.2021
16.5.2021 VII domenica di Pasqua Lectio.
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V Domenica di pasqua 2.5.2021
2.5.2021 V domenica di pasqua Lectio.pdf
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III Domenica di pasqua 18.4.2021
18.4.2021 III Domenica di Pasqua -Lectio
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Domenica di Pasqua 04.04.2021
4.04.2021 domenica di Pasqua -Lectio.pdf
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V domenica di quaresima 21.3.2021
21.3.2021 V domenica di quaresima Lectio
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III domenica di quaresima 07.03.2021
7.3.2021 III Domenica di quaresima lecti
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I domenica di quaresima 21.02.2021
21.2.2021 I domenica di quaresima -lecti
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V domenica del T.O. 07.02.2021
07.02.2021 V Domenica del T.O. Lectio.pd
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III domenica del T.O. 24,01.2021
24.01.2021 III domenica del T.O. Lectio.
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Battesimo del Signore 10.01.2021
10.1.2021 Battesimo del Signore - letio.
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ARCHIVIO ANNO 2020





Orari Sante Messe:

 

Chiesa Cattedrale

Feriali:  ore 18.30 

 

Festive:

Sabato: ore 18.30
Domenica: ore 8.30 - 11.00 - 18.30

 

Cappella della Visione S.Ignazio

Feriali: ore 7,30  (Lun.- Ven.)

 

Cappella S. Giovanni Calabria            

Domenica: ore 9.30  


UFFICIO PARROCCHIALE

ORARI DI APERTURA:

Dal lunedì al venerdì:   

10.00 – 12.30  e  16.30 – 18.30

Il Sabato:

10.00 – 12.30  

                
A luglio ed agosto:  lunedì - mercoledì - venerdì dalle ore 10,30 alle 12,30

 

 

Per informazioni telefonare al numero: 0630890267
o mandare mail a parrocchia@sacricuorilastorta.org


Contantore attivo dal 15 Febbraio 2013

Lazio7 - Vita Diocesana
Lazio7 - Vita Diocesana

 

 

 

 

  

 

 

DONAZIONI E OFFERTE
IBAN: 
 
IT93H0832703228000000002163

Parrocchia Cattedrale Sacri Cuori di Gesù e Maria

Via del Cenacolo, 43 - 00123 Roma - La Storta