Pellegrinaggio della Diocesi nell’Anno della Fede alla Tomba di Pietro, partecipando all’udienza generale di Papa Francesco

 

Anche la nostra parrocchia della Cattedrale si è resa visibile in Piazza S. Pietro, mercoledì mattina 6 novembre.

Con un gruppo di 150 fedeli (bambini – ragazzi – adulti e anziani), cappellino giallo in testa, ci siamo trovati alla stazione de La Storta di prima mattina, all’assalto per trovare posti disponibili sul treno.

Alle 7,45 tuti in fila verso il palazzo dell’ex S. Uffizio dove ci è stata data convocazione.

Più di un’ora e mezza ammassati, strattonati, schiacciati per arrivare al varco di controllo della Piazza. Lascio immaginare quello che abbiamo passato. Arrivati in piazza di nuovo pigiati tra la folla enorme che riempiva la piazza. È stato un buon cammino di purificazione per l’acquisto dell’indulgenza plenaria.

I nostri striscioni, bandiere con i simboli di Sant’Ignazio di Loyola e della nostra Festa della Visione hanno potuto fare solamente alcuni secondi di apparizione, tanta era la folla che premeva.

“La Storta: Festa della Visione Papa Francesco ti aspettiamo”

Certamente il Papa non ha potuto vedere nulla. Al suo arrivo tutti a spingere verso le transenne per poterlo immortalare in una foto. Grande emozione in tutti.

Ma l’emozione più grande è stata l’ascoltare la sua omelia-catechesi. La piazza era chiusa in un silenzio surreale; i cuori e le menti di tutti, invece, attenti e aperti all’ascolto.

Riporto di seguito la catechesi del Papa:

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!       

Mercoledì scorso ho parlato della comunione dei santi, intesa come comunione tra le persone sante, cioè tra noi credenti. Oggi vorrei approfondire l’altro aspetto di questa realtà: vi ricordate che c’erano due aspetti: uno la comunione, l’unità fra noi e l’altro aspetto la comunione alle cose sante, ai beni spirituali. I due aspetti sono strettamente collegati fra loro, infatti la comunione tra i cristiani cresce mediante la partecipazione ai beni spirituali. In particolare consideriamo: i Sacramenti, i carismi, e la carità. (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 949-953). Noi cresciamo in unità, in comunione, con: i Sacramenti, i carismi che ciascuno ha dallo Spirito Santo, e con la carità. 

Anzitutto la comunione ai Sacramenti. I Sacramenti esprimono e realizzano un’effettiva e profonda comunione tra di noi, poiché in essi incontriamo Cristo Salvatore e, attraverso di Lui, i nostri fratelli nella fede. I Sacramenti non sono apparenze, non sono riti, ma sono la forza di Cristo; è Gesù Cristo presente nei Sacramenti. Quando celebriamo l’Eucaristia è Gesù vivo, che ci raduna, ci fa comunità, ci fa adorare il Padre. Ciascuno di noi, infatti, mediante il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia, è incorporato a Cristo e unito a tutta la comunità dei credenti. Pertanto, se da un lato è la Chiesa che “fa” i Sacramenti, dall’altro sono i Sacramenti che “fanno” la Chiesa, la edificano, generando nuovi figli, aggregandoli al popolo santo di Dio, consolidando la loro appartenenza.       

Ogni incontro con Cristo, che nei Sacramenti ci dona la salvezza, ci invita ad “andare” e comunicare agli altri una salvezza che abbiamo potuto vedere, toccare, incontrare, accogliere, e che è davvero credibile perché è amore. In questo modo, i Sacramenti ci spingono ad essere missionari, e l’impegno apostolico di portare il Vangelo in ogni ambiente, anche in quelli più ostili, costituisce il frutto più autentico di un’assidua vita sacramentale, in quanto è partecipazione all’iniziativa salvifica di Dio, che vuole donare a tutti la salvezza. La grazia dei Sacramenti alimenta in noi una fede forte e gioiosa, una fede che sa stupirsi delle “meraviglie” di Dio e sa resistere agli idoli del mondo. Per questo è importante fare la Comunione, è importante che i bambini siano battezzati presto, che siano cresimati, perché i Sacramenti sono la presenza di Gesù Cristo in noi, una presenza che ci aiuta. È importante, quando ci sentiamo peccatori, accostarci al sacramento della Riconciliazione. Qualcuno potrà dire: “Ma ho paura, perché il prete mi bastonerà”. No, non ti bastonerà il prete; tu sai chi incontrerai nel sacramento della Riconciliazione? Incontrerai Gesù che ti perdona! È Gesù che ti aspetta lì; e questo è un Sacramento che fa crescere tutta la Chiesa.

Un secondo aspetto della comunione alle cose sante è quello della comunione dei carismi. Lo Spirito Santo dispensa ai fedeli una moltitudine di doni e di grazie spirituali; questa ricchezza diciamo “fantasiosa” dei doni dello Spirito Santo è finalizzata alla edificazione della Chiesa. I carismi – parola un po’ difficile – sono i regali che ci dà lo Spirito Santo, abilità possibilità… Regali dati non perché siano nascosti, ma per parteciparli agli altri. Non sono dati a beneficio di chi li riceve, ma per l’utilità del popolo di Dio. Se un carisma, invece, un regalo di questi, serve ad affermare se stessi, c’è da dubitare che si tratti di un autentico carisma o che sia fedelmente vissuto. I carismi sono grazie particolari, date ad alcuni per fare del bene a tanti altri. Sono delle attitudini, delle ispirazioni e delle spinte interiori, che nascono nella coscienza e nell’esperienza di determinate persone, le quali sono chiamate a metterle al servizio della comunità. In particolare, questi doni spirituali vanno a vantaggio della santità della Chiesa e della sua missione. Tutti siamo chiamati a rispettarli in noi e negli altri, ad accoglierli come stimoli utili per una presenza e un’opera feconda della Chiesa. San Paolo ammoniva: «Non spegnete lo Spirito» (1 Ts 5,19). Non spegniamo lo Spirito che ci dà questi regali, queste abilità, queste virtù tanto belle che fanno crescere la Chiesa.

Qual è il nostro atteggiamento di fronte a questi doni dello Spirito Santo? Siamo consapevoli che lo Spirito di Dio è libero di darli a chi vuole? Li consideriamo come un aiuto spirituale, attraverso il quale il Signore sostiene la nostra fede e rafforza la nostra missione nel mondo?

E veniamo al terzo aspetto della comunione alle cose sante, cioè la comunione della carità, la unità fra noi che fa la carità, l’amore. I pagani, osservando i primi cristiani, dicevano: ma come si amano, come si vogliono bene! Non si odiano, non sparlano uno contro l’altro. Questa è la carità, l’amore di Dio che lo Spirito Santo ci mette nel cuore. I carismi sono importanti nella vita della comunità cristiana, ma sono sempre dei mezzi per crescere nella carità, nell’amore, che san Paolo colloca al di sopra dei carismi (cfr 1 Cor 13,1-13). Senza l’amore, infatti, anche i doni più straordinari sono vani; questo uomo guarisce la gente, ha questa qualità, quest’altra virtù… ma ha amore e carità nel suo cuore? Se ce l’ha bene, ma se non ce l’ha non serve alla Chiesa. Senza l’amore tutti questi doni e carismi non servono alla Chiesa, perché dove non c’è l’amore c’è un vuoto che viene riempito dall’egoismo. E mi domando: se tutti noi siamo egoisti, possiamo vivere in comunione e in pace? Non si può, per questo è necessario l’amore che ci unisce. Il più piccolo dei nostri gesti d’amore ha effetti buoni per tutti! Pertanto, vivere l’unità nella Chiesa e la comunione della carità significa non cercare il proprio interesse, ma condividere le sofferenze e le gioie dei fratelli (cfr 1 Cor 12,26), pronti a portare i pesi di quelli più deboli e poveri. Questa solidarietà fraterna non è una figura retorica, un modo di dire, ma è parte integrante della comunione tra i cristiani. Se la viviamo, noi siamo nel mondo segno, “sacramento” dell’amore di Dio. Lo siamo gli uni per gli altri e lo siamo per tutti! Non si tratta solo di quella carità spicciola che ci possiamo offrire a vicenda, si tratta di qualcosa di più profondo: è una comunione che ci rende capaci di entrare nella gioia e nel dolore altrui per farli nostri sinceramente.

E spesso siamo troppo aridi, indifferenti, distaccati e invece di trasmettere fraternità, trasmettiamo malumore, freddezza, egoismo. E con malumore, freddezza, egoismo non si può far crescere la Chiesa; la Chiesa cresce soltanto con l’amore che viene dallo Spirito Santo. Il Signore ci invita ad aprirci alla comunione con Lui, nei Sacramenti, nei carismi e nella carità, per vivere in maniera degna della nostra vocazione cristiana!

E adesso mi permetto di chiedervi un atto di carità: state tranquilli che non si farà la raccolta! Prima di venire in piazza sono andato a trovare una bambina di un anno e mezzo con una malattia gravissima. Suo papà e sua mamma pregano, e chiedono al Signore la salute di questa bella bambina. Si chiama Noemi. Sorrideva poveretta! Facciamo un atto di amore. Noi non la conosciamo, ma è una bambina battezzata, è una di noi, è una cristiana. Facciamo un atto di amore per lei e in silenzio chiediamo che il Signore la aiuti in questo momento e le dia la salute. In silenzio un attimo, e poi pregheremo l’Ave Maria. E adesso tutti insieme preghiamo la Madonna per la salute di Noemi. Ave Maria… Grazie per questo atto di carità.

Mi ha colpito la preghiera chiesta per la piccola Noemi. Dentro di me pensavo anche a due bambini della nostra parrocchia, Emanuel e Flavio entrambi gravemente malati e a rischio di vita. Quanto abbiamo pregato per loro! Emanuel alcuni mesi fa, è stato portato anche dal Papa. Ho pregato così per Noemi, Emanel e Flavio e per la loro famiglia.

Desidero pubblicare un articolo di Mario Ponzi dell’Osservatore Romano di giovedì 7 novembre come bellissimo commento al gesto compiuto dal Santo Padre.

 

Un atto di carità per Noemi

 

E invita a non essere aridi e indifferenti ma piuttosto capaci di entrare nel dolore altrui per farlo proprio

Qualcuno ha pianto questa mattina in piazza San Pietro. Ha pianto mentre il silenzio surreale che si è impadronito della piazza si trasformava in preghiera. Una preghiera chiesta da Papa Francesco per una bambina che sta per rientrare in cielo. «Si chiama Noemi» ha informato il Papa. «Questa mattina sono andato a trovarla» e lei «sorrideva poveretta!». «Facciamo un atto d'amore per lei» anche «se non la conosciamo» perché lei «è una di noi». Noemi, mentre la gente pregava per lei, stava già rientrando nella sua cittadina natale in provincia di Chieti. È lì che da sedici mesi, cioè da quando è nata, attende che la malattia genetica che l’ha colpita — l’atrofia muscolare spinale (Sma) — concluda inesorabilmente il suo itinerario. Accanto a lei solo l’amore impotente di papà Andrea e di mamma Tahereh. E dal 14 ottobre di quest’anno, da quando cioè il cellulare di Andrea Sciarretta squillò annunciandone la telefonata, ai piedi del suo lettino di dolore c’è anche l’amore di Papa Francesco. Non li ha più lasciati soli. Ha chiesto all’arcivescovo Krajewski, il suo elemosiniere, di seguirli da vicino. Da allora i contatti sono stati frequenti. L’ultima volta che monsignor Krajewski è stato a trovarli in Abruzzo era il giorno di Tutti i santi. Il Papa aveva voluto che portasse personalmente il suo augurio e che pregasse con loro come se fosse lui stesso a farlo.

Poi ieri mattina una telefonata angosciosa al cellulare dell’elemosiniere: «Padre, sono Andrea. Non c’è più tempo. Noemi sta morendo...». «Vieni, vieni subito. Il Papa vi accoglierà sicuramente». Il tempo di organizzarsi e questa mattina presto, il viaggio verso Roma. Alle 9 Papa Francesco stringeva a sé Noemi. L’ha accarezzata teneramente, l’ha baciata commosso, l’ha benedetta gioioso della stessa gioia che straordinariamente illuminava il volto di Noemi. Certo non sa cosa le capita, soprattutto non sa perché proprio a lei; ma nei suoi occhi si intravede quella luce che, come ha scritto il padre nella lettera inviata al Papa nei primi giorni di ottobre, trasmette in chi la guarda «coraggio e forza di vivere».

La storia di Noemi è divenuta di dominio pubblico qualche mese fa, quando in Italia è esplosa la polemica intorno alla cosiddetta “cura stamina”, un protocollo terapeutico che prevede l’uso di staminali per bloccare malattie neurodegenerative come appunto l’atrofia muscolare spinale da cui è affetta Noemi, la sclerosi laterale amiotrofica e altre ancora. Noemi è nata il 31 maggio 2012. A ottobre le viene diagnostica la Sma. È una condanna a morte. Le restano solo pochi mesi. Inizia il suo lungo Calvario con i genitori che sentono crescere l’amore per la loro bambina al pari dello sconforto per una manifesta impotenza. Sentono parlare della cura stamina e dei progressi di un’altra bimba nelle stesse condizioni di Noemi. Chiedono, come da prassi quando si tratta di cure staminali, autorizzazione al giudice. Che viene negata. Fanno ricorso ma nel frattempo Noemi peggiora. Viene ricoverata a Bologna per una grave polmonite. Rischia la vita. E proprio in quei giorni giunge il no definitivo. Cominciano a perdere ogni speranza. Si uniscono ai tanti malati che decidono di manifestare accampandosi a Roma in piazza Montecitorio. Certo non possono restare così tanto come fanno gli altri. Ma restano solidali anche quando muore il primo di quelli che erano scesi in piazza per reclamare il diritto a tentare tutte le strade possibili per ridare vita alla speranza.

Qualcosa nasce in Andrea quando sente dalla televisione «un santo uomo — scriverà poi nella lettera al Papa — invitare tutti a non farsi rubare la speranza». Abbandonati da un mondo del tutto indifferente alla sofferenza altrui Andrea decide di scrivere al Santo Padre. Una lettera piena d’amore, dirà poi Papa Francesco al telefono con l’uomo. «Padre ci appelliamo a lei. La prego non ci abbandoni, non abbandoni Noemi. Uno Stato non può decidere se dobbiamo vivere o morire. Ve lo chiedo con umiltà, carità e amore».

Papa Francesco non li ha abbandonati. Ha chiamato il papà di Noemi e dopo averlo rassicurato della sua vicinanza «mi ha chiesto — ha raccontato Andrea — cosa mai avrebbe potuto fare. Gli ho fatto capire che siamo invisibili per tutti. Gli ho chiesto di farsi presente anche con gli altri che condividono le mie stesse sofferenze».

 

La preghiera di questa mattina in piazza San Pietro è stata la prima risposta di Papa Francesco. Ma se ha assicurato ad Andrea che continuerà a seguire la loro vicenda c’è da ritenere che lo farà sicuramente. Intanto monsignor Krajewski è pronto a recarsi tra i manifestanti in piazza Montecitorio, accompagnato dal medico personale del Papa, per esprimere la vicinanza del Pontefice stesso il quale «intende condividere con quei malati — ci ha detto l’elemosiniere — ogni istante della loro sofferenza e il suo stesso medico se mai fosse necessario».

            Sito Diocesano
Sito Diocesano

Orari Sante Messe

Feriali                                                          

Cappella della Visione

ore 8,00

Chiesa Cattedrale

ore 18.30 

 

 

Festive

Chiesa Cattedrale

Sabato: ore 18.30

Domenica: ore 8.30 - 11.00 - 18.30

 

Cappella S. Giovanni Calabria            

Domenica: ore 9.30

Lazio7 - Vita Diocesana
Lazio7 - Vita Diocesana

 

 

 

 

  

 

UFFICIO PARROCCHIALE

 

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