PELLEGRINI SULLA "FRANCIGENA"

LA PORTA DELLA FEDE E’ SEMPRE APERTA

 

La Storta, sull’antica via della fede (la via Francigena) è l’ultima tappa del pellegrinaggio “ad limina Petri” (la sede di Pietro)

  

 L’ultimo tratto della via Francigena (nord) percorso dai pellegrini è Campagnano – La Storta (ca Km 22) e poi La Storta – Roma (ca Km 18)

 

L’antica”stazione di sosta”-“la posta”, in località la Storta è ricca di storia e di storie di “Santi e briganti”. Quanti racconti e tradizioni circa il passaggio e la sosta di grandi personaggi come Dante Alighieri, Petrarca, Leonardo da Vinci, S.Brigida, S.Ignazio di Loyola, S.Carlo Borromeo,              S. Francesco Saverio e nonché di tanti altri “grandi” compresi anche numerosi papi, fino ai tempi nostri. L’antica chiesetta del borgo dedicata a S. Ignazio di Loyola a ricordare e celebrare la famosa visione di Gesù che il santo, nel suo viaggio a Roma, ebbe nel novembre del 1537, e dove veniva confortato e rassicurato con le parole divine “Io a Roma sarò con voi”, e’ stata visitata negli ultimi decenni da numerosissimi Gesuiti con i loro preposti generali, dal Card. Kariol Wojtyla (Giovanni Paolo II) alla vigilia del conclave, numerose volte dal Card. Joseph Ratzinger, dal Card. Carlo Maria Martini, dal Card. Tarcisio Bertone, dal Card. Mario Jorge Bergoglio oggi papa Francesco e da tanti altri.

Grazie alla presenza della chiesetta della visione, La Storta e’ conosciuta in tutto il mondo.

La comunita’ cristiana de La Storta ha ereditato dalla storia e porta con sé,come identità peculiare,l’antica vocazione dell’accoglienza e del passaggio.

Tradizione questa che, soprattutto negli ultimi decenni, ha preso forma di accoglienza non solo di pellegrini ma anche di poveri senza fissa dimora, di immigrati stranieri, alla ricerca di lavoro e di integrazione. Dall’anno 2000 in poi si è molto sviluppato il fenomeno del “pellegrinaggio alla sede di Pietro” e, soprattutto quest’anno, Anno della Fede, è stato numeroso il flusso del passaggio dei pellegrini.

 

 

Come rispondere alla grande domanda di accoglienza?

 

Purtroppo dobbiamo dire che, a livello di istituzioni del quartiere, nulla.

La comunità cristiana se ne  è fatta carico, come ha potuto, attraverso l’opera di Don E. Bellè, della caritas parrocchiale e delle Suore delle Poverelle. Oggi, in prima linea nell’accoglienza dei pellegrini sono le Suore delle Poverelle di Via Baccarica, 5.

Non ci sono parole che valgano a raccontare la grande carità e la disponibilità con cui le nostre Sorelle rispondono, pur nella povertà di mezzi e di strutture, con una coraggiosa e sapiente accoglienza dei tanti che bussano alla porta della loro casa.

Ho chiesto alla Superiora, Suor Casta che, purtroppo, tra pochi giorni ci lascerà perché chiamata a svolgere un altro servizio, di raccontarci un po’ questo loro nascosto servizio di accoglienza dei pellegrini che transitano a piedi diretti alla sede di Pietro e di coloro che, in difficoltà, chiedono la possibilità di un pernottamento. La nota che pubblichiamo, nonostante la ritrosia di Suor Casta, ci dà uno spaccato circa il numero, la provenienza e la tipologia dei pellegrini accolti fino all’agosto scorso.

 

Riassumo alcuni dati:. Pensate, nell’anno 2011 circa 550 pellegrini; nell’anno 2012 circa 650 pellegrini; quest’anno, fino ad agosto 600 pellegrini. Incredibile! Sono i numeri della vera carità cristiana. Ma lascio ora che parli il loro racconto.

 

Carissimo don Adriano,

In allegato trova un articolo, me l’aveva chiesto una consorella per l’anno della fede, ne hanno pubblicato uno stralcio nella nostra rivista Charitas. Lì può trovare qual è  il nostro  servizio ai pellegrini che trascorrono qui la notte prima di arrivare a Roma. C’è anche una statistica approssimativa degli anni precedenti.

Riguardo al 2013, pellegrini che dal 1 gennaio al 31 Agosto sono arrivati da soli, o in piccoli gruppi, con o senza prenotazione (li vediamo fuori dal cancello che suonano)  sono  stati senz’altro  più di  600. Fatico ad essere precisa, non sempre loro  firmano  un semplice quaderno su cui scrivono  i loro pensieri….

Riguardo ai gruppi organizzati da alcuni appassionati della Via Francigena, da responsabili di “ostelli”  o da altre iniziative specie delle parrocchie,  ce ne sono stati alcuni nei mesi di  giugno – luglio – agosto; da segnalare:

Giugno: ( 11 giugno)  - gruppo di 28 detenuti di Rebibbia e Regina Coeli, con secondini e carabinieri

-           Gruppo di Modena (12 adulti)

Luglio  : -  Gruppo scauts di Udine (7 adulti)

-          Gruppo di Perugia (40 giovani )

-          Gruppo di Vicenza (21 giovani )

-          Gruppo di Reggio Emilia (34 ragazzi)

-          Gruppo di Padova (14 persone)

Agosto:  - Gruppo di Reggio Emilia (24 persone)

-          Gruppo di Faenza (20 ragazzi)

-          Gruppo di Lecco (25 ragazzi)

-          Gruppo della Diocesi di  Treviso (20 ragazzi)

-          Seminario di Bergamo (31 persone)

-          Gruppo di  Bologna (35 ragazzi)

-          Gruppo di Verona    (32 ragazzi)

Tutti questi gruppi sono rimasti per una sola notte, sono accompagnati da educatori,  sacerdoti, suore o responsabili adulti.

                                                                                           Suor Casta

 

 

ANNO DELLA FEDE 2013 -  PELLEGRINI DELLA VIA FRANCIGENA

Senso del Pellegrinaggio

La  Via Francigena, anticamente chiamata Via Francesca o Tomea è il percorso di un pellegrinaggio che da Canterbury portava a Roma e costituiva una delle più importanti vie di comunicazione europee in epoca mediovale.

Storia

Il pellegrinaggio a Roma, in visita alla tomba dell’apostolo Pietro era  nel medioevo una delle tre maggiori peregrinationes insieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela. Per questo l’Italia era percorsa continuamente da pellegrini di ogni parte d’Europa. Molti si fermavano a Roma, altri scendevano lungo la penisola fino al porto di Brindisi e si imbarcavano per la Terra Santa. Nella maggior parte dei casi i pellegrini seguivano le strade consolari romane. I pellegrini provenienti soprattutto dalla terra dei Franchi valicavano le Alpi per entrare in Italia attraverso il Colle di Monginevro dando così alla strada il nome di Francigena, cioè proveniente dalla terra dei Franchi. La via prese quindi a far parte di quella vasta rete di strade e percorsi che segnava l’Europa di pellegrinaggio e che univa tutti i maggiori luoghi di spiritualità del tempo.

La presenza di questi percorsi, con la grande quantità di persone provenienti da culture anche molto diverse tra loro, ha permesso un eccezionale passaggio di segni, emblemi, culture e linguaggi dell’Occidente Cristiano. Ancora oggi sono rintracciabili sul territorio  le memorie di questo passaggio che ha strutturato profondamente le forme insediative e le tradizioni dei luoghi attraversati.

A partire dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata “Itinerario Culturale del Consiglio D’Europa, assumendo, alla pari del Cammino di Santiago di Compostela, una dignità sovranazionale.

 

L’itinerario

La relazione di viaggio più antica risale al 990 ed è compiuta da Sigerico, Arcivescovo di Canterbury di ritorno a Roma dopo aver ricevuto il Pallio dalle mani del Papa. L’Arcivescovo inglese descrive le 79 tappe del suo itinerario verso Canterbury, la descrizione è assai precisa. Le informazioni contenute nella cronaca di Sigerico sono molto utili per stabilire quale fosse il tracciato originario della Via Francigena. La via Francigena non era propriamente una via, ma  è un sistema vario con  molte alternative, ha un percorso di Km 1.600, parte da Canterbury e termina a Roma.

Il pellegrinaggio del Cammino di Santiago di Campostela era stato scoperto  negli anni settanta e subito aveva suscitato interesse, aveva mosso le amministrazioni pubbliche, riscoperto sentieri, preparato ostelli per favorire il flusso dei pellegrini.

Il percorso della via Francigena invece ha  suscitato difficoltà: il tracciato di quelle che erano state le strade principali del medioevo e dell’età romana giacevano interamente sotto l’asfalto delle autostrade o delle strade statali. Molti dei pellegrini che andavano a Campostela desideravano arrivare a Roma a piedi come era successo per il cammino spagnolo e così è nata una rete di “amanti della Francigena”  che con vernice e pennello hanno cominciato a segnare i sentieri e i percorsi. Dove era possibile si è cercato di ricuperare il tracciato originario, ma spesso si è scelto di deviare il percorso storico a favore di sentieri e strade meno trafficate.

Al giorno d’oggi la Via Francigena sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone, grazie anche a documentari, pubblicazioni di guide in molte  lingue, trasmissioni radiofoniche e di anno in anno c’è sempre un numero maggiore di persone che , per motivi religiosi o meno, percorrono a piedi, zaino in spalla l’antico percorso. Il percorso della Via Francigena però è più difficoltoso  del Cammino di Santiago, anche per le segnaletiche non sempre chiare e  le strutture ricettive distanti  tra loro e non  a buon prezzo.

Via Francigena e la comunità delle suore delle Poverelle a La Storta – Roma

“La comunità delle suore delle Poverelle è situata in Via Baccarica n.5, una piccola via in salita che si distacca dalla Via Cassia all’altezza del Km1700(numero civico)”.

Queste parole sono spesso dette o scritte ai tanti pellegrini che durante l’anno telefonano o mandano email per sapere l’ubicazione della nostra casa. Infatti noi ci troviamo sull’ultimo tratto del percorso della Via Francigena, di solito ultima tappa prima di arrivare a Roma da cui dista circa Km15.

Già S. Ignazio nel lontano 1537 era venuto con i suoi compagni pellegrino a Roma e aveva sostato a La Storta. Assorto in preghiera di intercessione al Signore per l’incontro che avrebbe avuto con il Papa, gli è apparso Gesù portante la croce che gli disse: “Non temere Ignazio! Io ti sarò favorevole a Roma”.  Una cappella, in una omonima piazzetta detta “Cappella della Visione” ricorda questo fatto, ed è celebrato ogni anno alla Chiesa della cattedrale nella prima settimana di novembre. Durante l’Anno Santo del 2000 c’era stata la richiesta agli Istituti Religiosi di questo quartiere per creare un’accoglienza ai pellegrini e la comunità si è attivata con la ristrutturazione di alcune camerette a pian terreno, con letti a castello e docce calde. Da una frequenza sporadica  soprattutto nei mesi estivi, a poco a poco la nostra casa è diventata punto di riferimento normale per chi fa la Via Francigena. Negli ultimi due anni abbiamo avuto il passaggio di 550 pellegrini nel 2011, e più di 650 nel 2012. Molti telefono e si prenotano, soprattutto alcuni sacerdoti che guidano gruppi di giovani, la maggioranza  si presentano al citofono del cancello. Presentano un documento e le credenziali del pellegrino, un depliant a più pagine con caselle in cui ci sono i timbri e le date di dove hanno pernottato. La credenziale serve da attestazione  ai responsabili della Via Francigena, una volta giunti a S. Pietro,  per dare a ciascun pellegrino il “testimone”  cioè una bella pergamena, con la benedizione del S. Padre e il riconoscimento della Chiesa del loro pellegrinaggio. I pellegrini di solito arrivano stanchi, sudati, a volte bagnati dalla pioggia; la tappa prima di  noi è il borgo di Campagnano, dista 27 Km. Attraversano solitamente il parco di Vejo, entrano poi nel Borgo di Isola Farnese e da lì sbucano sulla Cassia. Devono attraversare di solito anche un torrente a guado, bello d’estate, più pericoloso d’inverno o quando piove. La maggioranza sono stranieri; moltissimi tedeschi, poi olandesi, francesi, spagnoli. Abbiamo avuto pellegrini dall’Australia, dal Canada, dalla Corea e dalla Cina. La maggioranza arrivano a piedi ma è permessa anche la bicicletta o un animale (asino di solito). Alcune ragazze che hanno fatto il viaggio da sole erano accompagnate da un cane. A loro doniamo un’accoglienza premurosa, li accompagniamo nelle camere, ascoltiamo i loro bisogni e si cerca di rispondere nei limiti del possibile. Spesso hanno bisogno di essere ascoltati, di orientarsi per la meta che li attende il giorno dopo, sono sempre carichi di gioia, perché sono alla conclusione del loro viaggio. Abbiamo preparato un quadernone e abbiamo chiesto  di lasciarci uno scritto. E’ bello sfogliare le pagine, scritto in tante lingue, scelgo qualche frase:

“Ho intrapreso questo viaggio per cercare, per fuggire dalla quotidianità, sto ancora cercando ma con un’anima più leggera e serena. Entrando in questa casa mi ha accolto la Madonna (c’è una grande statua in mezzo al cortile) è l’ultima tappa, mi affido completamente a Lei. Giovanni“

Grazie dell’ospitalità, da qui siamo come in un trampolino pronti a tuffarci nella città eterna!”Laura“

Non sottovalutare l’accoglienza, “alcuni hanno accolto anche degli Angeli”. Dio benedica voi e il vostro sorriso!” dott. Marco

“A Dio piacendo domani arriveremo alla tomba di San Pietro e si concluderanno le fatiche fisiche di questo pellegrinaggio. Riporteremo a casa tante occasioni in cui siamo stati toccati dalla grazia di Dio e speriamo di serbare il ricordo e l’esperienza.”  Simone

“La mia credenziale recita: pellegrino è chiunque si muove verso una meta:Il pellegrinaggio risponde dunque ad una profonda ed universale esigenza dell’uomo:quella di cercare il proprio cammino verso l’Assoluto. Faccio mie le parole del salmista”Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature”  Oggi in questa casa ho sperimentato la tenerezza, la dolcezza, la vicinanza di Dio all’uomo, l’attenzione ai suoi bisogni, grazie!” Ester.

“La vostra accoglienza regala tranquillità e pace … e nello stesso tempo dona libertà e riservatezza, è un posto speciale! Per un pellegrino che viene da lontano mentre i passi procedono verso la meta, si pone tante domande,riflette, si mette in relazione con l’universo.  Ci vorrebbero tanti di questi spazi nella vita, permettersi di mettersi in sinfonia con la natura e la nostra anima. Domani la metropoli … il rumore del mondo, ma la preghiera sulla tomba di San Pietro può aiutarci a renderci conto di ciò che siamo chiamati a vivere in questa vita. Un abbraccio Paolo e Silvana.

“A pochi Km da Roma nasce quel desiderio di non voler arrivare… Ma tutto finisce per poi ricominciare … anche questo stupendo cammino è una tappa di un sentiero molto più grande!!!!! Grazie per l’ospitalità. Luigi e Rosa.

Prima di concludere vorrei riportare alcuni pensieri  di Monica D’Atti:

Passi nella polvere, impronte di un cammino, traccia di un sogno, una meta da raggiungere. La nostra vita, il nostro pellegrinaggio sulla terra, lo splendido gioco di cercare l’orizzonte lontano che nasconde la luce dell’alba, del Dio che è venuto e che verrà. Che cosa cerchiamo al momento della nostra partenza, quale forza muove i nostri passi, quali spalle sostengono i nostri zaini? Il semplice desiderio di trovare, curiosità della strada.. questo non è un pellegrinaggio. Pellegrinaggio non è la ricerca di ciò che è fuori di te, perché miracolosamente ti dia pace nel suo possesso. Pellegrinaggio è partire da sé, dalla nostalgia che sentiamo nel profondo del nostro cuore. Il pellegrino è colui nel quale la nostalgia del Paradiso prende coscienza di sé, dentro al suo cuore, o lo indirizza alla ricerca dei luoghi e dei momenti in cui Dio  si è fatto più vicino agli uomini. Il pellegrino è consapevole che non tutto ha senso che sia cercato, che il proprio andare ha una direzione perché è la sola cosa che si cerca: il cuore del suo Creatore.”

                                                                                            Suor Casta

                                                                                   Suore delle Poverelle

                                                                                      Via Baccarica, 5

                                                                                         00123 Roma

 

E la nostra parrocchia, quale accoglienza?

 

Non parlo qui dell’opera della Caritas parrocchiale che, attraverso il volontariato di pochi e generosi fratelli  e sorelle, risponde con poche risorse disponibili, alle tante necessità  di coloro che, sempre piu’ numerosi  a motivo della crisi economica,chiedono assistenza  come lavoro, alloggio, vitto, consumi (luce,gas).

A riguardo dell’accoglienza dei pellegrini che transitano a piedi, nonostante la povertà di locali e di assenza di strutture adeguate, la nostra parrocchia, insieme con la comunità Scout, fanno tutto il possibile per garantire almeno l’opportunità di un pernottamento.

Quando non si è stati in grado di accogliere abbiamo sempre bussato alla porta delle Suore delle Poverelle, anche nelle ore meno opportune, trovando sempre disponibilità ad accogliere.

In quest’Anno della Fede, abbiamo registrato un passaggio molto piu’ numeroso che negli anni passati, di pellegrini richiedenti uno o due pernottamenti.

L’accoglienza viene offerta con l’uso di tutti i locali parrocchiali e della sede Scout, mettendo a disposizione i pochi bagni disponibili approntando talvolta, docce spartane all’esterno.

Numerosi sono stati i gruppi accolti composti prevalentemente da  ragazzi e giovani accompagnati da sacerdoti, laici adulti responsabili o capi Scouts.

I gruppi Scouts ( per un totale di circa 200 scouts) hanno dimostrato una capacità di autogestirsi con il supporto generoso dei nostri Scouts ( da segnalare in particolare Gennaro, Luciano…).

Altri gruppi di giovani provenienti dall’associazionismo cattolico di alcune diocesi come Milano, Ferrara, Cuneo, Bologna, e in ordine di tempo, ultimo,  il gruppo di Nomadelfia.

Sono state contate circa 250 presenze  .

Tutto questo nei soli mesi estivi. Negli altri mesi il passaggio dei pellegrini è molto più ridotto.

Si tratta quasi esclusivamente di persone adulte (uomini e donne ) provenienti soprattutto dalla Spagna, Europa del Nord e dell’Est (Polonia). Si presentano a piccoli gruppi, dalle 2 alle 5 persone, o semplicemente singoli; solitamente li vediamo molto provati e in condizioni precarie.

Un calcolo approssimativo ci dà una presenza che va da 100 a 150 persone.

In primavera c’è il passaggio  di numerosi ciclisti provenienti dal Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna che sostano per un rifornimento ( circa 80 ciclisti).

Da parte di noi sacerdoti,di alcuni laici e Scouts c’è grande disponibilità ad accogliere organizzando alla meglio l’accoglienza, offrendo l’uso dei locali, degli spazi, del campetto di calcio, della chiesa per incontri di preghiera e, quando c’è necessità, vengono offerte bevande e talvolta vitto.

Veramente belli e toccanti sono stati i momenti vissuti con alcuni gruppi di giovani dove, attraverso l’incontro,la conoscenza reciproca, il dialogo, il canto e la preghiera, è molto di  più ciò che si riceve che quello che si dona. Ultimamente anche il nostro Vescovo, Gino Reali, ha potuto sperimentare tutto questo incontrando in Cattedrale il gruppo di Nomadelfia.

 

Una riflessione di conclusione e una domanda .

 

Tutto bello? Si, c’è gioia nel dare !!! Tuttavia notiamo che in gran parte manca ancora una vera sensibilità e una cultura dell’accoglienza. Nel nostro quartiere e in particolare nella nostra parrocchia manca un’adeguata struttura per l’accoglienza dei pellegrini della via Francigena.

Siamo ben lontani dal “cammino di Santiago di Compostela”.

Qui, tutto è lasciato “all’arrangiarsi”.

La Diocesi, la parrocchia, le comunità religiose presenti sul territorio e le istituzioni civili dovrebbero decidersi ad incontrarsi per riflettere insieme sulla particolare identità de La Storta come ultima sosta sulla via Francigena dei pellegrini diretti “ad limina Petri  ” e, per poi tentare di dare una risposta adeguata. Intanto ringraziamo il Signore per la presenza delle Suore delle Poverelle della Comunità parrocchiale dei SS.Cuori di Gesù e Maria e del gruppo Scouts.

 

                                                                                      Adriano Furgoni

                                                                                              Parroco

 

 

P.S. Intanto prepariamoci ad accogliere il passaggio del pellegrinaggio “ ad limina Petri”sulle antiche vie della fede   promosso dalla CEI ,dall’associazione “ad limina Petri” e dal  Pontificio Consiglio della Cultura, che sosterà  da noi il prossimo 8 ottobre. 

 

 

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