Roma -Terra Santa 2013 23-31 agosto

E’ Stato un pellegrinaggio alle sorgenti della fede guidato don Giorgio Zevini, Sdb, biblista docente presso l’Università Pontificia Salesiana con 36 pellegrini provenienti da comunità ed esperienze diverse, tra questi  con Don Adriano e Don Maurizio,alcuni della nostra comunità parrocchiale: Giulia, Eleonora, Settimio, Anna ,Nestore, Anna, Angela e Patrizia.

Per alcuni era la prima volta e tra questi Nestore, che ad ogni tappa, ha scritto come un diario di bordo, le sue impressioni, riflessioni ed emozioni.

Lo ringraziamo per aver acconsentito  di portare alla conoscenza di chi vorrà leggere, il racconto del suo primo pellegrinaggio.

Eccolo!

DI RITORNO DALLA TERRA SANTA.

Il racconto di un viaggiatore divenuto pellegrino

Sulla memoria digitale della macchina fotografica di chi ne era provvisto, restano le immagini di Betlemme, Nazareth, Gerusalemme o del lago di Tiberiade. Ma nel cuore del pellegrino cosa è rimasto del viaggio in Terra Santa? Cosa resta in lui dei tanti luoghi veduti, delle persone incontrate, delle celebrazioni cui ha partecipato e delle meditazioni ascoltate? Questa vuole essere la testimonianza di un viaggiatore che alla fine del viaggio, è divenuto pellegrino,che dal 23 al 31 agosto si è recato con una guida d’eccezione in compagnia di altri pellegrini di alcune parrocchie di Roma in Terra Santa e come quell'esperienza abbia «lasciato un segno» nella sua vita. Sono religiosi ,pensionati,meno giovani e giovani coppie di sposi ,storie diverse, stessa destinazione le radici della  fede.

Quest’anno ho avuto la possibilità di partecipare al pellegrinaggio organizzato dalla Parrocchia dei S.S.Cuori di Gesù e Maria di La Storta guidata da Don Giorgio ZEVINI Padre Salesiano con alle spalle un escursus di vita vissuta nei luoghi dove poi si è svolto il pellegrinaggio‘. Il pellegrinaggio ha avuto come tema centrale la “storicità” della vita di Cristo e le radici della fede, tema da me particolarmente sentito. Il percorso lungo siti noti al mondo ed altri meno conosciuti è stato affascinante. Israele era per me un mondo sconosciuto e la prima impressione è stato lo stupore di vedere uno Stato molto sviluppato, rispetto alla giovane età e panorami insoliti, parte del territorio sottratto al deserto e reso fertile  col suo verde seguito dal deserto, il Giordano il Mar Morto e… Gerusalemme !

Nestore questo è il nome del viaggiatore,vive a La Storta una frazione del Comune di Roma appartenente alla Parrocchia dei Sacri Cuori di Gesù e Maria della Diocesi di Porto di Santa Ruffina.Per molti anni, è stato militare della Marina Militare ed ha viaggiato molto fino a pochi mesi dalla pensione vivendo alcune esperienze di vita all’estero in alcuni periodi della sua vita e, oggi, dovrebbe fare vita da pensionato. Con mia moglie, frequentiamo la chiesa ma l’esperienza del pellegrinaggio in Terra Santa, è stata per la nostra vita una novità assoluta. Un vero e proprio bagno nelle sacre scritture accompagnati da un’ottima guida biblica. Fra noi viaggiatori e pellegrini, si è creato da subito un bel clima tanto che con alcuni, sono nate da subito delle simpatie spontanee, e con altri si è creata una sorta di simpatica condivisione.

E’ stato bello in particolare conoscere tutti i partecipanti a questo viaggio, alcuni di essi  erano già al loro 2°3°o4°viaggio sebbene non più giovani ma pieni di gioia ed entusiasmo. Don Giorgio ZEVINI, la nostra guida, un sacerdote Salesiano docente alla Pontificia Università Salesiana,con molti anni di esperienza vissuta sul territorio della Terra Santa, Don Adriano FURGONI, e Don Maurizio PISCOLLA della Parrocchia dei Sacri Cuori di Gesù e Maria della Diocesi di Porto di Santa Ruffina sicuramente sono tornati ricaricati da questo viaggio:<<per me è stato un modo straordinario il rinnovare i voti battesimali sulle rive del fiume Giordano alla stessa maniera in cui Gesù è stato battezzato e come i suoi discepoli, battezzavano le folle, oltre al rinnovo delle nostre promesse matrimoniali  in un luogo dove Gesù compì il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino alle nozze di Caana in Galilea.

Vedere dove Gesù è nato ha vissuto ed ha compiuto la sua missione,navigare sul lago di Tiberiade  e sentire di nuovo echeggiare il suo “vieni e seguimi” tutto questo ha rinverdito la mia fede di cristiano,a dimostrazione che la spiritualità cristiana cammina con la storia umana. Sono stato piacevolmente colpito dallo scoprire con quale dedizione i frati Francescani conservano e curano i luoghi Santi e gli scavi archeologici a loro affidati in qualità di custodi degli stessi è il segno di una fede che è anche cultura , e che si pone domande intelligenti, e che si radica nella tradizione, a differenza dei preti Ortodossi a cui è affidata la cura e la gestione del Santo Sepolcro che, come tutti i comuni mortali alcuni di loro,non sono scevri dal commettere leggerezze umane;

Gesù si è fatto uomo come noi, ha incontrato l’umanità nella sua debolezza. Così anche io, nel mio viaggio alle radici della fede, dovrò riconoscere Gesù in coloro che incontro anche nelle realtà più drammatiche. Un compito faticoso per tutti specie per coloro che si interessano di realtà particolari e sono costretti quotidianamente ad interfacciarsi con storie diverse ed a volte drammatiche.

Tante emozioni e suggestioni bisogna farle sedimentare per capire in che cosa cambia la vita. Intanto però,inutile negarlo, è già possibile affermare come il pellegrinaggio in Terra Santa sia stata un’esperienza fatta di emozioni nuove. Miraccontavano alcuni dei pellegrini “anziani” che ho conosciuto in questo viaggio  di una vita divisa fra la casa il lavoro e il servizio alla Comunità Parrocchiale nella Caritas o in altre realtà. L’impatto emotivo con quei luoghi è stato indubbiamente forte ma soprattutto qualcosa è rimasto dentro di me e nella mia mente. Ho visto i luoghi in cui ciascuno ha immaginato a suo modo la vita di Gesù e soprattutto ho condiviso alcune emozioni con altri pellegrini. Io sono partito insieme con mia moglie ed un gruppo di parrocchiani,ed ora ritengo di poter raccontare ,e di parlare di quello che ho visto e provato  Il tutto lo potrei esprimere con una parola attuale che si vede e si tocca: “Attualizzare il Vangelo, renderlo vivo e incarnarlo nel quotidiano” è difficile per tutti, il pellegrinaggio aiuta, ma il viaggio in Terra Santa cambia la vita. Ho visitato i luoghi delle sacre scritture, ed è cambiato il mio modo di leggere il Vangelo Impressiona sapere ad esempio che la Sinagoga di Cafarnao,anche se in rovina, è la stessa dei

Tempi di Gesù.

Anche il monte Tabor ,il monte delle Beatitudini sono tutti luoghi bellissimi e per il Cristiano hanno un valore in più. Aggiungerei una nota personale:<i momenti più belli del pellegrinaggio?La visita alla Basilica della Natività ed alla tomba di Maria al Cenacolo ed ai luoghi della Passione e la Santa Messa sul Calvario oltre all’adorazione notturna nel giardino dei Ghetsemani.  Mi sono interpellato nel profondo vivendo momenti di grande spiritualità interiore anche durante la via crucis proprio sul monte calvario: in quel momento portando la croce sulle spalle pensavo a Gesù ed a Maria che lo seguiva lungo la via dolorosa verso il suo martirio. Solo la passione del Signore. Peccato in un simile scenario, la presenza di quel muro che cinge tutta Gerusalemme, fa una gran tristezza che ci riporta ad un’altra ed altrettanto peggiore limitazione alla libertà individuale ai tempi del muro di Berlino fortunatamente abbattuto. Come la visita allo IAD VASHEM luogo della memoria che con filmati e reperti fotografici dell’epoca, ci richiama ad una triste e dolorosa realtà che solo a pensare cosa è stato per un popolo intero subire quelle atrocità provoca nelle coscienze più sensibili un sussulto di angoscia e di dolore postumi quasi a voler testimoniare la propria vicinanza ad un popolo che ha sofferto e, la cui unica colpa è stata quella di essere il popolo eletto da Dio.

I racconti del vangelo, li ascoltiamo sin da piccoli, ma riviverli concretamente nei luoghi dove si sono svolti è un’altra cosa. Ho avvertito più volte Gesù presente quasi come se fosse stato uno dei miei compagni di viaggio. Sul lago di Tiberiade,siamo saliti su un’imbarcazione e abbiamo percorso un tratto di quelle acque ,poi Don Giorgio ZEVINI, ha fatto fermare la barca,e ci ha invitati a cantare l’inno nazionale dopo che il barcaiolo, ha issato a riva il nostro tricolore. Successivamente Don Maurizio,ha letto un brano del vangelo ed ha proposto una riflessione silenziosa;è stato un momento magico e delicato allo stesso momento. E poi a Cafarnao, dove abbiamo avuto altri momenti di raccoglimento,rispetto alle altre città della zona, questi sono luoghi incontaminati e rimasti quasi fermi nel tempo.

Un viaggio dopo il quale non si è più quelli di prima

L’entusiasmo provato al Monte delle Beatitudini,da dove siamo partiti  al Lago di Tiberiade, alla città di Cafarnao nella quale Gesù ha vissuto dopo aver lasciato Nazareth, alla Basilica della Natività, al Santo Sepolcro, alla città di Gerusalemme, è stato un crescendo di emozioni e di “immersione” nello spirito della fede in Cristo. Ora tutto ciò che ho vissuto è davanti ai miei occhi e ripercorro con la mente i luoghi visitati: la brezza leggera che ci accarezzava l’ultima sera al Monte delle Beatitudini, il percorso sul lago di Tiberiade pensando a Gesù che lo attraversava, le alzate al mattino presto per andare alla Basilica dell’Annunciazione, alla Natività e al Santo Sepolcro nel quale il momento più alto è stata la celebrazione dell’eucarestia alle ore 6,30 non accompagnata purtroppo da alcun canto alla presenza di pochi fedeli, ed il tentativo fallito della visita al S. Sepolcro a causa di una precedente celebrazione prolungatasi più del solito. Senza escludere il Monte Tabor che si affaccia su una valle , verdeggiante e rigogliosa e lo sguardo inevitabile che si estende su questa pianura ti richiama a Cristo che vedeva tutto ciò e percorreva queste strade.

Anche il contesto sociale di questi luoghi non mi ha lasciato indifferente: i contrasti inevitabilmente si percepiscono come quelli palesemente evidenti ad Hebron, dove si trovano le tombe dei nostri patriarchi, Abramo - Sara, Isacco - Rebecca,Giacobbe,Giuseppe, il cui luogo è accessibile sia agli ebrei che ai cristiani ma da differenti vie di accesso e la popolazione che vi vive, è tenuta ai margini salvo poi poter vivere all’interno del recinto che delimita le zone di accesso al territorio Palestinese. Oppure a Ramalla, dove ha sede l’A. N. P. città e luoghi che portano ancora i segni della guerra e della devastazione e di una profonda depressione economica e sociale Il desiderio è ora di tornare ancora magari soffermandomi a Gerusalemme, che per via del tempo limitato non ho potuto vedere appieno. Ma la certezza che questo sia un segno per tornare è stato subito da me percepito. Mi sento di Incoraggiare chiunque voglia intraprendere tale viaggio ad affrontarlo con fede, dopo il quale non si è più quelli di prima, ma la consapevolezza che Dio ci accompagna nel percorso che ha stabilito per ciascuno di noi è un crescendo di certezza che Cristo è venuto su questa terra per redimerci e salvarci perché siamo parte del suo disegno.

L’obiettivo vero

CRISTO: era il mio obiettivo, io sono andato in Israele per meglio conoscere la Sua Storia terrena. Ho avuto conferme! Cristo è realmente passato lungo le strade ed i luoghi della Palestina. Ne ero cosciente prima, ma vedere con i propri occhi che tutto quello che ho letto, sentito in chiesa, da altri amici è storia, mi ha riempito il cuore di gratitudine! L’obiettivo vero è però quello di fare memoria quotidiana di Cristo e mi rendo conto che solo la compagnia della Chiesa,e la liturgia sono in grado di mantenere viva la mia Fede.

Al rientro in Italia mi è stato chiesto di scrivere le mie impressioni per poter condividere questa mia esperienza con quanti vorrebbero effettuare il pellegrinaggio in Terrasanta ma sono frenati da tanti problemi di vita quotidiana e, come anche a me era capitato, si continua a posticipare la data per vedere questa terra, complessa ma bellissima. Un caldo micidiale, ma un entusiasmo superiore, fatica forse, ma determinazione senza discussioni, profondità di sensazioni indelebili, preghiera canto,e  solidarietà verso gli altri, storia e realtà storica attuale, testimoni che assistono e testimoni che danno testimonianza, incontri indelebili e propositi di collaborazione attiva, osservazione commossa delle pietre reliquie della Storia e incontro con le pietre vive,che sono gli uomini e le donne cristiani in Terra Santa. Egli è vivo accanto a noi, premuroso ed affettuosissimo,Gesù. questo in “sintetica sintesi” il viaggio.

Incredibile quello che siamo riusciti a fare: a elencare le cose viste, la strada fatta, gli incontri, sembrerebbe impossibile essere riusciti a concentrare tutto in una sola settimana, e aver trovato anche il tempo per divertirci e facendo il bagno nel Mar Morto come “comuni mortali in vacanza”! Eravamo una famiglia di 36 persone poi diventata di 34. Età media 60 e più anni. La prima cosa commovente ed istruttiva è stato proprio scoprire che non si tratta di persone “bioniche”, ma di persone normali, anziane in alcuni casi, con i regolari acciacchi ( molti con i soliti doloretti di artrosi, alcuni con piedi non perfetti, altri con cicatrici di interventi chirurgici alle anche, alcuni con problemi di pressione..), eppure si sono iscritti a un pellegrinaggio che prevedeva diversi tratti di strada a piedi inerpicandosi per le vie strette dei luoghi Santi dove mettere un piede in fallo ha significato per qualcuno il ricovero in ospedale e subire un intervento chirurgico non molto piacevole risoltosi per fortuna nel migliore dei modi anche grazie alla costante presenza di S.E. il Vescovo Marcuzzo Vicario per Gerusalemme e Vescovo di Nazareth,ed in alcuni casi con temperature che hanno superato i 40 gradi ed un  tasso di umidità vertiginoso. ce l’hanno fatta! Volere è potere. Sapere che Dio ti concede un regalo e prenderlo con gratitudine ed impegno è già fede. Sapersi prendere con coraggio le occasioni anche quando sarebbe più comodo assecondare i malanni, è già dare un esempio che dona agli altri forza nei momenti difficili. Anche la comunione, l’amore, la simpatia, la benevolenza che lega pellegrini di età, formazione, esperienze diverse è testimonianza. Magari alla sera la stanchezza e il caldo qualche volta (pur rara) fanno trascendere e battibeccare, ma dopo 5 minuti si scherza come prima e senza alcuno strascico. Anche questo è cristianesimo. Come il trovare riposo e forza, a volte vero coraggio, lungo il cammino facendo delle piccole soste recitando insieme il Rosario, per poi ripartire verso altri luoghi santi con passo  più spedito, e ci consola la Madre di Dio compagna di viaggio, cantando insieme col cuore

Abbiamo visitato cose che un pellegrinaggio normale in Terra Santa forse non ha tempo e modo di offrire. A partire dagli, scavi di Nazareth, agli scavi di Masada, tanto per fare degli esempi. E abbiamo vissuto i “consueti” luoghi santi con un’intensità rara, girando gran parte di Gerusalemme a piedi.

Abbiamo fatto incontri importanti. Il Vescovo di Nazareth Mons. MARCUZZO ed il Custode della Terra Santa Padre PIZZABALLA (Frate francescano per il cui incarico è una personalità in materia di rapporti con le altre realtà religiose e politiche) ci hanno parlato dei cristiani di Terra Santa, e ci hanno detto che dobbiamo tutti sentirci a casa perché siamo un’unica chiesa. Ci dicono che in Palestina c’è solo il 2 per cento di cristiani cattolici ma, ha sottolineato il Vescovo, non è vero, i cattolici sono tutti i milioni che sono nel mondo, perché siamo un’unica Chiesa, un’unica famiglia, e lì in Palestina non si sentono ne pochi ne abbandonati perché sanno che tutti i cristiani sono con loro e siamo tantissimi! Il grosso problema locale è l’emigrazione. I cristiani palestinesi devono capire che la loro missione è restare, non abbandonare la Terra Santa, ma mantenervi la presenza cristiana, anche se tutto questo, si scontra con una realtà difficile da attuare a causa delle tante limitazioni di carattere economico e sociale con cui fare i conti  Cosa possiamo fare noi dall’Italia? il Vescovo  ci affida “le tre P”:1.  Pellegrinaggio. Venire pellegrini in Terra Santa e portare la solidarietà visibile, vedere di persona, incontrare, confortare con la semplice presenza. 2, Pregare. Pregare singolarmente e in gruppo, organizzare veglie: la preghiera tutto ottiene e ci crediamo tantissimo. 3. Progetto. Adottare o avviare un progetto concreto e costante per aiutare i cristiani e i poveri della Terra Santa. 

Quanta ricchezza in questi giorni passati insieme, in condivisione.

Quanta ricchezza in questi nove giorni passati insieme, in condivisione. Ciascuno di noi ha assorbito anche un po’ della vita degli altri, la gioia semplice di alcuni, le emozioni di altri, e la meraviglia di altri ancora. E questa riscoperta di una fede che sonnecchiava nel fondo di me stesso e che si è risvegliata ed arricchita man mano che scoprivo luoghi, che leggevo testi, che partecipavo a celebrazioni, a incontri che mi hanno permesso di conoscere un po’ della vita di questo paese così complesso. Nove giorni tagliati fuori dal mondo, e allo stesso tempo, immerso completamente in questo mondo complicato che è la Terra Santa.

Nestore ex viaggiatore ed ora pellegrino in Terra Santa.

Avendo, io, fatto il pellegrinaggio in Terra Santa decine di volte e non avendo avuto questa volta compiti di guida,ho potuto percorrere il viaggio ascoltando, meditando e pregando, con lunghi tempi di silenzio, soprattutto la sera e nei luoghi dove gli occhi non erano  insegnati a vedere, scrutare o osservare cose già tante volte viste.

Ho pensato di imitare indegnamente e poveramente quello che l’evangelista Luca scrive dell’atteggiamento di Maria:” Metteva insieme tutto quello che aveva visto meditandolo nel suo cuore”.

Anche io ho immaginato di osservare Gesù seguendolo, un po’ a distanza, dal momento in cui decide di lasciare la Galilea e, con fermezza, si incammina verso Gerusalemme.

ECCO; ANALEMPSIS ( elevato in alto).

 

ANALÉMPSIS

Elevato in alto o semplicemente, tolto di mezzo (Lc 9,51)

 O Gesù, pellegrino eterno della Trinità Beata,

in Principio, Parola-Generata,

artefice presso il Padre e sua delizia,

movimento fisso nello Spirito-Amore,

a giocare davanti a Lui-Creatore. (Pr 8,30)

Verbo Eterno consegnato nella carne mortale

a porre le tue delizie tra i figli dell'uomo, (Pr 8,31)

intona ora,

come i pellegrini antichi di Sion,

i canti graduali delle ascensioni

nell'ultimo tuo grande viaggio

di ritorno al Padre,

a mandare tra noi,

il tuo Spirito santificatore!

"Factum est autem

dum compleréntur dies ... adsumptionis eius".(Lc 9,51)

Sono compiuti i giorni - sympleròo -

della tua elevazione in alto - analémpsis -

o, per meglio capirsi,

d'essere tolto di mezzo.

"Faciem suam firmavit,

ut iret in Jerùsalem"(Lc 9,51)

- to prósopon estérisen -.

Si potrebbe dire:

"a muso duro"!

“Hai indurito il tuo volto”,

prendendo la decisione ferma

di metterti in cammino verso Gerusalemme.

Luca, l'evangelista della "continuità",

pianta al centro della sua redazione

questo tuo unico e ultimo viaggio

a Sion, la Città Santa del compimento,

allargando a dismisura

il limite dello spazio e del tempo

fino a comprendere, per intero, il tuo Vangelo.

Lasci ora il tuo lago di Galilea,

il mare di Kinneret

dai contorni d'arpa

e guardi, attratto, le sue sponde;

ce n'è una, proprio lì sotto,

davanti a te, lontana,

diventata ormai segmento verde,

che si fissa nei tuoi occhi umidi

dentro un interminabile silenzio:

era il piccolo spazio, il triangolo

della tua predicazione.

Come piccole greggi scure

adagiate e sparse sul verde, in basso,

mentre, più in alto, attaccate

alla pietra basaltica e all'arsa roccia:

erano i tuoi villaggi!

Scivoli sulla superficie piatta e vuota,

carica d'afa,

del lago senza colori,

mentre, ritornano come in un'eco ritardata,

le voci inconfondibili dei tuoi pescatori.

Là, Cafarnao, la tua città

amata e innalzata e

ora, sola macchia nera, sospesa sull’acqua ...

Più in alto, Corazim,

dove, sulla cattedra di Mosè

siedono gli scribi che ti hanno vinto ...

Sotto, tra il verde intenso e umido,

Heptápegon (Tabgha)

con le sette sorgenti

nella piana del pane e del pesce moltiplicato ...

E Ghínnosar (Genesaret) e Migdál (Magdala)

da dove Maddalena partì con te, liberata ...

Nel punto in cui  il Giordano s'abbassa

a entrare nel Lago,

Bethsaida Julias, la casa della pesca,

abbandonata dai pescatori, chiamati per primi ...

Dalla parte opposta,

oltre la valle delle colombe,

in alto, sulle colline di nuda roccia,

Nazareth, germoglio di giglio

che ha rifiutato i tuoi trent'anni di vita

mentre Maria, tua Madre,

è ancora là a serbare nel cuore

ogni cosa, col desiderio di capire ...

E ancora Séfforis

che ha aperto la tua giovane mente

alla conoscenza ...

Naim, con la memoria di quel dolore

di fronte alla morte del figlio di una vedova ...

Kafr-Kanna (Cana) col tuo primo segno,

invocato dalla Madre,

a cambiare l'acqua in vino generoso

che mancava,

perché tu incominciassi

a guardare in faccia

la tua "ora" che, adesso, è vicina.

E dentro la tua memoria ritornano

i lunghi anni di silenzio e di lavoro

con le voci familiari e domestiche:

il primo annuncio del Regno che avanza;

la compagnia dei pescatori che, per te,

hanno lasciato le reti;

la gente, mai sazia,

che ti rincorre a chiedere ancora;

i tanti segni potenti operati

ma inesorabilmente fraintesi;

tutto, oramai, è alle tue spalle.

Con te, sono rimasti soli,

un pugno di uomini e qualche donna

spaventati da ciò che intuiscono

possa accadere:

rifiutano a credere

ma decisi a resistere

nel volerti ancora bene.

Anche il Tabor,

sosta gioiosa della confermazione,

coperto di pini e cespugli di quercia e terebinto

e che si erge solitario nella pianura,

è dietro di te.

Lassù sei stato consolato

e confermato potentemente dal Padre:

sei il suo Figlio, l'Amato.

Mosè ed Elia,

voci e figure di un'alleanza

che sta per cedere il passo alla nuova,

ti hanno ricordato che la necessità

del "tuo Esodo" o dipartita,

è l'ultima grande verità svelata

dalle Scritture antiche.

Mentre i tre, saliti con te,

e noi con loro,

senza capire,

non vogliamo più scendere e, ancora con Pietro,

ti diciamo: "É bello stare qui ...

facciamo tre tende" ... qui, per sempre.

Anche se non ho l'ardire amoroso di Paolo

nel confessare:

"Desidero morire ed essere con Cristo"

... "quanto a me ... è giunto il momento

di sciogliere le vele" (2Tim 4,6),

nella mia tentazione ricorrente

di fuggire e sparire

ti grido, Signore:

"spianta, tu, la mia tenda,

non voglio rimanere più, qui;

fammi scendere con te;

risparmiami l'assalto della paura

che mi prende

a scendere da solo.

Legami a te - aquedà!

Ho bisogno d'imparare il tuo "sì",

di sentire la tua croce nella mia

e di riconoscere la mia nella tua!

Se scendo con te

potrò odorare il profumo del pane, il tuo Corpo;

potrò assaggiare il sapore del vino, il tuo Sangue

e celebrare così l'Eucaristia della tua Pasqua.

Ora,a muso duro,

cammini verso la città del tradimento,

dell'agonia e crocifissione:

La Città Santa

che "uccide i profeti".

Signore Gesù, dentro i tuoi occhi, Gerusalemme,

non con la fermezza di chi non teme morte e destino,

ma con l'attesa del compimento

al di là della morte, nella risurrezione.

E ciò, ti attrae!

Cammini lungo il corso del Giordano

appena uscito dal lago

senza confonderne le acque

- dice una tradizione rabbinica -

inabissandosi nella fossa contorta,

tra sponde scoscese,

fino a morire, 400 metri sotto,

nel mare di sale ...

- Yam ha-Melah - senza vita.

La storia fisica del fiume

è metafora del tuo mistero, Signore!

Dalle alte nevi dell'Hermon

le sue sorgenti d'acqua

"nel paese del Giordano e dell'Hermon,

un abisso chiama l'abisso al fragore

delle tue cascate" recita il salmo 43,

scorrono in una piana fertile

fino a raggiungere il tuo lago amato, Kinneret,

da dove poi esce indenne

per iniziare l'ultimo percorso

- accanto al tuo, Signore -

dentro la spaccatura

della grande faglia, sinuosa come un serpente,

per morire in fretta

nell'abisso più profondo della terra.

Si spegne così, il Giordano,

esalando le sue acque evaporate

quasi a salire al cielo,

diversamente dagli altri fiumi

che muoiono nelle immensità dei mari,

e ritornare poi, come pioggia e rugiada,

a irrorare  la fertile terra.

La figura del tuo Esodo necessario

scorre accanto a Te e Tu, obbediente,

ti lasci condurre dalla volontà del Padre.

Nelle notti del tuo lungo cammino,

tra le rocce rese bianche dalla luna

e le lunghe ombre, nel deserto,

fino a ghermirti,

canti i graduali dei pellegrini:

"Nella mia angoscia ho gridato al Signore ...

ed egli mi ha risposto..."  (Ps 119).

"Alzo gli occhi verso i monti

da dove mi verrà l'aiuto? ...

Il mio aiuto viene dal Signore ...

non lascerà vacillare il mio piede ...

non s'addormenta il tuo custode ...

Il Signore è come ombra che ti copre ...

Di giorno non ti colpirà il sole

né la luna di notte ..." (Ps 129).

"Quale gioia quando mi disse:

Andremo alla casa del Signore.

E ora i nostri piedi si fermano

alle tue porte, Gerusalemme ...

Sia pace a coloro che ti amano

sia pace sulle tue mura ..." (Ps 121).

"A te levo i miei occhi

a te che abiti nei cieli" (Ps 122).

"Se il Signore non fosse stato con noi ...

le acque ci avrebbero travolti ...

Siamo stati liberati come un uccello

dal laccio dei cacciatori

il laccio si è spezzato" (Ps 123).

"Chi confida nel Signore è come il monte Sion,

non vacilla, è stabile per sempre" (Ps 124).

"Chi semina nelle lacrime

mieterà con giubilo.

Nell'andare, se ne va e piange,

ma nel tornare, viene con giubilo

portando i suoi covoni" (Ps 125).

"Se il Signore non costruisce la casa

invano vi faticano i costruttori.

Se la città non è custodita dal Signore

invano veglia il custode.

Invano vi alzate presto di buon mattino

tardi andate a riposare ..." (Ps 126).

"Beato l'uomo che teme il Signore

e cammina nelle sue vie ...

Ti benedica il Signore da Sion!

Pace su Israele ..." (Ps 127).

"Dal profondo a te grido, Signore.

Signore, ascolta la mia voce ...

L'anima mia attende il Signore

più che le sentinelle l'aurora ..." (Ps 128).

"Io sono tranquillo e sereno

come bimbo svezzato in braccio a sua madre.

Come  un bimbo svezzato è l'anima mia" (Ps 130).

Le tue tante notti così, Signore,!

Ti vedo, seduto, chino, con la testa

sulle ginocchia chiuse tra le braccia -

come un tempo, da bambino,

ti addormentavi  sopra il grembo di tua madre -

mentre si ode appena,

dalle labbra chiuse, la nenia della preghiera

che si spegne nel sonno.

Troppo presto, d’intorno,

il primo chiarore del mattino che avanza

a dare il cambio alla notte che si scioglie.

La “lunga marcia” verso Gerusalemme

è appena iniziata e già

la porta del villaggio di Samaria si blocca

rifiutando il tuo passaggio.

Tu, per loro, figuri come l’ostile ebreo

pellegrino verso la Città Santa osteggiata.

Quante volte, l’impietosa focosità

nostra e della Chiesa

assomiglia alla implacabile reazione

di Giacomo e Giovanni

da te soprannominati “Boanèrghes”,

i figli del tuono:

“Manda un fuoco dal cielo che consumi”,

come fece Elia.

Tutto brucerebbe, oggi,

nel fuoco clericale, distruttore:

società e cultura dominante,

potere mediatico ed economico;

opposizioni e diversità;

logiche massoniche e giustizialiste …

tranne che i nostri molti peccati.

Ma tu, Signore,

nel tuo viaggio decisivo di redenzione

non ti lasci condizionare;

ci rimproveri aspramente

e conservi la tua indipendenza dagli uomini

volgendoti a un’altra strada.

S. Ambrogio commenta:

“Dove c’è la pienezza dell’amore,

non esiste affatto l’irascibilità;

la debolezza non dev’essere rigettata

ma aiutata”.

Per te, Signore,

“tutte le vie rimangono aperte

perché, nella tua bontà, non ti lasci delimitare" (Rengstorf).

“Non è il cammino a essere decisivo,

ma la meta” (Stöger);

non il rifiuto degli uomini

ma l’accoglienza nei cieli;

non l’ospitalità in questo mondo

ma la dimora eterna.

Confesso, Signore,

che noi siamo ancora impreparati

e incapaci di comprendere

il tuo cammino di Messia verso la croce.

Siamo stati, come Chiesa, “pieni

di entusiastica consapevolezza della nostra forza

contro ogni volontà di rifiutare il potere” (Ernst)

quasi come un “Titanic” a prendere il largo

nel terzo millennio,

dimenticando d’essere invece

“una barca che fa acqua da tutte le parti” (J. Ratzinger).

Il villaggio di Samaria

ha sbarrato le porte

al nostro allegro e inconsapevole viaggio

che ha dimenticato la meta:

la città della croce!

Apri tu, un nuovo cammino!

Donaci tu la pazienza di saper attendere!

Chiamaci e ripeti anche a noi:

“Lascia che i morti seppelliscano i loro morti” (Lc 9,60).

Con te e dietro di te

non  possiamo conservare

margini interlocutori di riserva

o di altre differenti possibilità future.

Tu acconsenti a seguirti

con timore e trepidazione,

ma non con l’incertezza e la confusione.

“Nessuno che ha messo mano all’aratro

e poi si volge indietro,

è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,62).

Con te e dietro di te!

Non ci si può più voltare indietro

nella nostalgia di effimeri splendori ingannevoli.

“Tutto ciò che appartiene al passato

e sta alle spalle

è finito”.

“L’uomo che guida l’aratro

può tracciare solchi diritti

solo se il suo sguardo

è rivolto in avanti” (Ernst)

come hai fatto tu:

a muso duro!

 

A.     F.

 

Dopo l’incantevole sosta in quello scenario verde e ricco di acque, Banìas, alle sorgenti del Giordano, l’antica Cesarea di Filippo ,ho tentato di rispondere alla formidabile domanda rivolta da Gesù rivolta ai suoi discepoli: “ Voi, chi dite che io sia?” .“ Chi sono io per te?”

 


 Tu, Figlio dell’Uomo

 

(commento a Lc 9,18-24)

 

Ti trovavi in un luogo solitario a pregare.

Spesso lo facevi … ma quella notte,

forse in quel di Cesarea di Filippo,

tra l’umidità intensa

di un verde inconsueto e abbondante,

col solo rumore delle copiose acque sorgive –

come cascate addosso –

in quella notte,

la tua preghiera al Padre

è rivelazione compiuta per Te:

Parola dura che penetra,

comandamento e obbligata adesione

che solo nel silenzio segreto dell’Amore

puoi intuire e comprendere:

il tuo sì alla Croce!

 Ma noi,

i tuoi discepoli e la gente

dormivamo in quella notte

con i nostri sogni totalmente distanti e altri.

I giorni nella tua Galilea

sono giunti al termine

e tu vuoi sapere dai tuoi

che cosa si dice, in giro, di te,

quando, la tua attesa preoccupata,

già oltre l’ovvio e il banale, mira alla sola nostra risposta

alla domanda

che ci scopre e ammutolisce:

“Ma, voi, chi dite che io sia?” (Lc 9,20).

Il nostro,

è un parere che non conta:

Giovanni Battista redivivo;

un Elia ritornato;

il grande profeta atteso …

Risposte insufficienti

 o semplicemente non vere

che non rispondono

alla possibilità di vita e al

senso e fine dell’interrogativo:

“Chi sono Io, per voi?”.

Il Vangelo di Luca

 non  promuove neanche Pietro,

il nostro portavoce:

“il Cristo di Dio …” risponde.

Che cosa esattamente intendesse

anche per noi è confuso …

C’è nella risposta,

tutta l’incomprensione

e il piacevole equivoco che, sempre,

accompagna le nostre attese.

Tu sei tutto insieme:

Giovanni Battista, Elia, il Profeta e anche il Cristo …

Tu sei tutto ciò che desidero

che tu sia per me:

soluzione di ogni enigma,

proiezione di sogni e speranze inevasi,

azzeramento di ogni dovuto,

liberazione totale dal limite …

E, Tu, qui, ci imponi il silenzio,

fai tacere le nostre confessioni.

A Pietro che ti chiama:

“il Cristo di Dio”

Tu rispondi con un altro nome,

quello preferito:

“il Figlio dell’Uomo”.

È nella verità di questo nome

che Tu puoi attirarci a Te:

Uomo – Parola fatta carne,

nostra sostanza e consorte,

perché Tu in noi e noi in Te.

Ora, finalmente,

attratti e legati a te!

Cirillo di Gerusalemme,

un padre della Chiesa,

proclama

la nostra concorporeità e consanguineità

con Te, Figlio di Dio.

Ora, sei Tu che rispondi alla tua domanda:

“Chi sono io?”

“Il Figlio dell’uomo

che deve soffrire,

essere rifiutato,

venire ucciso

e risorgere il terzo giorno” (Lc 9,22).

Ora, fai cadere il muro della separazione

che impedisce a noi di vedere la luce

e riveli me a me stesso:

me, disperso e fuggitivo lontano

chiami a stare “dietro di te”,

fatto discepolo a portare con te

la mia croce!

Siamo consorti di Te, Cristo paziente!

Svuotato,

dall’effimero e da ogni fraintendimento,

cammino, in silenzio,

sui tuoi passi.

La tua strada obbligata

si è resa necessaria

anche per me:

ricevimento della propria croce,

ogni giorno,

precisa Luca.

Il martirio si consuma una volta per tutte,

ma per me,

c’è la passione quotidiana

come martirio distribuito in tante croci che,

se enumerate una ad una,

quando sono passate

o quando sono colte negli altri,

possono sembrare piccole,

ma considerate nell’oggi,

in questo mio corpo e in questa mia anima,

domandano un’immensa pazienza.

Il problema è tutto qui:

Tu, Signore,

mi dai l’unica possibilità

non tanto di vivere la mia croce

come croce anonima,

ma quella di riviverla

nella fede, speranza e amore,

come passione “per te”

nella tua imitazione.

Tu qui, ancora, ordini

di non riferire ad alcuno.

Non è necessario dire ad altri questo segreto,

tanto,

a chi mi guarda,

non appare sempre all’esterno

questa unica obbligata scelta

che trasforma,

compone e rinnova

la mia vita

in una specie di

possibile indifferenza!

                                           (A.F.)


 

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Lazio7 - Vita Diocesana
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