40 anni di Don Lulash

8 Gennaio 2014

DON   LULASH   COMPIE   QUARANTA   ANNI

 

Carissimi fratelli e sorelle, parenti ed amici, insieme a voi voglio ringraziare il Signore nostro Gesù per essere qui a celebrare la Santa Eucaristia per  i miei quaranta anni di vita.

I miei genitori purtroppo non sono presenti ma in questo giorno li sento ugualmente vicini e vorrei abbracciarli per avermi dato la vita  e gli insegnamenti che mi hanno portato alla vita religiosa con il sacerdozio.

I primi 23 anni di vita in Albania sono stati molto difficili perché la mia famiglia è di origini molto umili e a causa del regime che comandava il mio paese, frequentare gli ambienti religiosi cattolici era pericoloso. 

Compiuti 10 anni oltre ad andare a scuola aiutavo  mio padre lavorando nella cooperativa agricola, per aver qualche denaro in più per vivere. Voglio solo ricordare qualche episodio di quando ero bambino. 

Una volta a scuola nominai il nome di Dio, (nome proibito da pronunciare), fui chiamato alla cattedra e interrogato, volevano sapere chi mi aveva parlato di Dio. Io non dissi nulla, altrimenti i miei genitori sarebbero stati arrestati.

Un’altra volta mio padre chiese al capo della cooperativa di avere il giorno di Pasqua libero per poter festeggiare il Signore, invece il giorno dopo, davanti a me, fu preso e fatto salire su un camion dove c’erano altre persone. Oggi ripensando a quel giorno credo di aver visto qualcosa molto simile avvenuto durante il nazismo. 

Una sofferenza maggiore l’ho provata quando mia madre si ammalò, ricordo che i medici venuti a casa per visitarla si sono  soffermati a guardare il crocifisso e l’immagine di San Nicola sopra il suo letto e si sono rifiutati di visitarla se non li avesse tolti dalla parete. Il quadro e il crocifisso furono così tolti, ma mia madre li  nascose  sotto il materasso.  

Come dice il vangelo di Marco (6, 34-44), Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose. Credo che Gesù in tutti quegli anni di mancanza religiosa a causa del regime, non ha mai abbandonato la barca della chiesa albanese e ha avuto sempre compassione di lei perché noi eravamo senza pastore, senza vescovo, sacerdoti, e non potevamo accedere ai sacramenti. 

La vita cristiana si svolgeva  in un deserto, non c’era chi diceva “voi stessi date loro da mangiare” come nel vangelo Gesù lo disse ai discepoli. I Sostituti dei discepoli sono stati per me i genitori , che mi insegnavano sotto le coperte, le orazioni tradizionali e le preghiere ogni sera prima di dormire.  

Vorrei Citare ancora la frase di Gesù che comandò ai suoi discepoli  di far sedere in gruppi di 50 e 100 persone la folla radunata. Prese 5 pani e 2 pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò il pane e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro e divise i due pesci fra tutti. Questa frase mi fa riflettere.

Dopo la caduta del comunismo e l’apertura verso la democrazia ci fu la liberazione dei sacerdoti che poterono finalmente celebrare l’eucaristia. Mi ricordo di Padre Konorad che celebrò la sua prima messa dopo  50 anni di prigione nella chiesa del mio paese ridotta in magazzino. 

Io per la prima volta vidi il pastore che distribuiva l’Eucaristia e la gente che piangeva dalla gioia  accostandosi al sacramento;  non avevo capito il significato di quel pane eucaristico, non avevo mai assistito ad una messa, la vera gioia non consiste nello sfamarsi ma nel partecipare a questo dono di Dio.

Il primo dono da me ricevuto è stato il battesimo in una casa privata a 17 anni con poca preparazione, perché si pensava che questa libertà democratica finalmente acquistata non sarebbe durata tanto. La primavera della chiesa albanese iniziò con la visita di papa Giovanni Paolo II a Scutari nel 1993 che ordinò 4 vescovi .

Così  il popolo albanese tanto affamato della parola di Dio, venne saziato da quei Pastori sacerdoti missionari che per molti anni erano rimasti nel silenzio come in un deserto.

Fu uno di questi sacerdoti missionari che io frequentai per 4 anni ,che mi trasmise la fede in Cristo e mi somministrò il sacramento della confermazione, da questo momento  sentivo giorno per giorno che il Signore mi chiamava per un discernimento di  vita. Padre Mariano mi ha aiutato a capire quale era la mia strada, la mia vocazione. 

A quel punto, a 23 anni  lasciai le pecore che accudivo per mio padre , la mia casa, la mia famiglia, e aiutato dalla provvidenza di Dio, mi recai a Roma alla congregazione di S. Giovanni Calabria dove rimasi fino al 2000. Nel 2000 la provvidenza  mi ha portato in questa diocesi sotto il vescovo Mons.  Buoncristiani che stava concludendo il suo mandato. 

A lui  è subentrato Mons. Gino Reali che aprì il seminario dove ho vissuto e maturato la mia vocazione. Nel 2005 fui ordinato diacono e l’anno dopo, l’11 febbraio 2006 fui ordinato sacerdote dal vescovo Gino.

Dalla mia ordinazione sto svolgendo il ministero sacerdotale e ringrazio il Signore per l’accoglienza avuta In questa chiesa Cattedrale diocesana. Gesù rispose ai discepoli “Voi stessi date loro da mangiare” , oggi Egli mi chiede come sacerdote di nutrire con l’Eucaristia  e di testimoniare alla comunità parrocchiale affidatami,  la Parola di  Gesù (il vangelo) con amore, così come ci insegna papa Francesco.

S. Giovanni Apostolo (4, 7-10) ci insegna che attraverso l’amore si incontra l’uomo con Dio che è amore infinito e perciò radice dell’amore umano. Dio è amore e vuole vivere nella nostra storia . L’uomo è stato creato per amare; Gesù Cristo è venuto sulla terra per amarci con amore totale, donandoci l’eternità con la sua vita. 

Rimanere in Dio significa vivere una vita di carità e amore. Io chiedo al Signore che questo seme di amore e carità che Dio ha impresso in me rimanga sempre in me e sia coltivato da me nella gioia , nella sofferenza e nelle prove che si presentano nel cammino della vita sacerdotale ,che non è sempre fatto di rose ma si incontrano anche le spine.  

Io spero di superare ogni ostacolo della vita attraverso l’amore condiviso con gli altri. Ringrazio Dio per tutto quello che ho ricevuto in questi anni, e in particolare Mons. Gino Reali che mi ha fatto da pastore e mi ha trattato sempre come un  padre negli insegnamenti quotidiani nell’ambito sacerdotale. 

 Ringrazio tutti i sacerdoti, in particolare don Adriano, con il quale collaboro da 8 anni e mi ha dato tanti insegnamenti. Ringrazio anche tutta la comunità parrocchiale, amici, parenti per il loro affetto e la loro stima. Pregate per me, affinchè sia sempre un buon e umile sacerdote.

 

 Don Lulash