Foibe, la mia esperienza in Albania

Carissimi amici , mi chiamo Lulash, vengo dall’Albania e sono molto contento di trovarmi tra voi per raccontare la storia dei miei primi 17 anni di vita. Come è  stata la mia vita in questo cammino terreno dentro la realtà comunista del mio paese, potete immaginarlo anche voi; un giovane che ha lasciato tutto, la famiglia, la casa, gli amici.

Ora   spiego come ho trascorso, crescendo negli anni, il periodo del comunismo,  quando era proibito entrare in chiesa e avere fede e non si permetteva neanche di fare il segno della croce. Siamo vissuti, immaginate, senza cibo, tante volte anch’io sono andato a letto senza mangiare, perché il regime non dava cibo; ci razionavano gli alimenti per un mese, ci davano un chilo di zucchero e di pasta e nient’altro.

Quando sono nato nel 1974, già  c’era il partito comunista con le chiese chiuse. Da bambino mi ricordo che alcuni militari entrarono in chiesa e si portarono via gli ultimi oggetti sacri rimasti, dopo un po’ di tempo quella  mia chiesa natale fu trasformata in magazzino. Lo scopo del dittatore Hoxha era quello di creare un popolo con l’ideale marxista, fino ad arrivare al punto di togliere ogni libertà sia  religiosa che civile.

Tolsero alle famiglie le terre e gli animali che gestivano privatamente, e organizzarono delle piccole cooperative dove venivano raccolti i prodotti che il governo poi amministrava secondo i propri interessi. Alle famiglie sia mussulmane che cristiane venne tolto il respiro della libertà di religione  e di iniziativa privata . Vennero chiusi tutti i rapporti commerciali con le potenze occidentali, la Cina era la sola con cui dialogare. Ai giovani era proibito emigrare , i confini della Grecia e della Serbia erano controllati dalla polizia, chi veniva preso mentre tentava di attraversare i confini veniva ucciso e massacrato.

Un signore mi raccontò di aver visto personalmente un suo amico che volendo attraversare in Montenegro, per non far suonare l’allarme che era sistemato sui fili spinati, aveva cercato con una stoffa di evitare il corto circuito, ma il filo spinato per sfortuna sua si aggrovigliò su di lui che si incastrò tra i fili; non potendo più muoversi fu preso dai militari di confine, legato dietro un camion e trascinato dentro il paese per dare una dimostrazione  di quello che sarebbe accaduto a chi tentava l’espatrio.

Chi era preso era considerato un traditore e le conseguenze ricadevano anche sulla sua famiglia che veniva trasferita in paese lontani. Questo trattamento lo subì anche un sacerdote di un paese vicino alla città di Scutari , fu anche lui legato dietro un camion e fatto girare per le vie e le piazze e poi ucciso per ammonire i fedeli della Chiesa che credere in Dio era pericoloso e avrebbero potuto fare la stessa fine.

Anche nel paese vicino al mio, Boge, due fratelli furono arrestati davanti gli occhi della madre anziana. In seguito,uno fu fucilato e l‘altro fu soffocato immergendogli la testa dentro la tazza del bagno. Mio zio Toma invece subì atroci torture per aver  sparato soltanto in aria contro i comunisti. Furono arrestati 53 sacerdoti e uccisi, altri invece messi in carceri subendo crudeli torture come l’innesto di elettrodi in testa e scariche di centinaia di volts nel cervello. Uno di questi sacerdoti era Padre Anton Luli del mio paese. I sacerdoti in carcere celebravano di nascosto la messa con un po’ di pane, vino e acqua. 

I sacerdoti portati in tribunale venivano provocati, promettendo la scarcerazione e la libertà se negavano l’esistenza di Dio, altrimenti sarebbero stati uccisi, ma essi senza pensarci proclamarono la loro fede nel Signore con il grido di “Viva Cristo Re”. I comunisti erano furbi .A Scutari l’autorità militare e il responsabile comunale per incastrare la chiesa, organizzarono due incontri, il primo nel seminario dei gesuiti con il rettore i seminaristi e i professori, l’altro subito dopo con la gente.

Mentre si svolgeva il primo incontro i militari nascosero armi dentro i confessionali della chiesa. La gente  si recò dentro la chiesa del seminario per il secondo incontro, appena entrati, i comunisti aprirono le porte dei confessionali scoprendo i fucili nascosti e subito attaccarono i sacerdoti e i seminaristi dicendo che quella era la chiesa in cui credeva il popolo, che era traditrice e mentitrice. Furono uccisi preti, seminaristi, laici davanti alla gente, per far perdere fiducia nella chiesa, nei preti e in Dio.

Per quei fatti il Vaticano interruppe i rapporti con l’Albania. Molti intellettuali, come Prek Cali, Gjelosh Luli contrari al regime, la notte si nascondevano in montagna dentro le grotte che coprivano con il fieno per non cadere nelle mani del dittatore. Nonostante ciò molte persone di cultura furono uccise insieme a sacerdoti che sapevano i loro rifugi e che a costo della loro vita si rifiutarono di rivelarli.

Hoxha fece stragi di intellettuali e di religiosi perché erano contrari all’ideale Marxista che vietava il culto religioso ma esaltava i teorici del marxismo e sostituiva le immagini sacre con grandi immagini dei capi del comunismo, Lenin, Stalin. Ho pensato molte volte alla fine fatta dei tanti oggetti sacri e  preziosi , molti sono stati rubati e probabilmente venduti , ma molti altri come messali, calici, libri sacri, presi di notte dalle chiese da gente ricca di fede, sono stati conservati e nascosti sotto il pavimento di casa per ben 50 anni.  

Il mio Parroco morì in una casa privata dove era nascosto, fu portato a spalla di notte in chiesa e poi fu sepolto in un punto che ancora non è stato individuato. Hoxha pensava di aver vinto il paese togliendo ogni libertà e spargendo il sangue di tanti innocenti. Però questo sangue di laici e sacerdoti martiri gridava verso Dio ( come il sangue di Abele e Caino; il Signore disse a  Caino:”Dove è tuo fratello Abele”, egli rispose :”Non lo so . Sono forse il guardiano di mio Fratello?”)Gn 4,9.

Credo che l’unico guardiano per noi sia stato Dio che non ci ha mai abbandonato, come ha fatto con S. Paolo (2 Timoteo 16,17) che in tribunale disse queste parole: “Tutti mi hanno abbandonato, ma il Signore mi è stato vicino e mi ha dato la forza.” Credo proprio così , che il Signore ci ha  dato

 l’energia necessaria a superare tutte le paure e le ingiustizie che il regime ci stava procurando.

 Come era la vita nelle piccole cooperative che il comunismo aveva creato? Si faceva vita in comune lavorando dalla mattina alla sera dormendo poco, con un misero compenso  giornaliero consistente all’equivalente del valore di un chilo di zucchero. Avevo 8 anni e per aiutare la mia famiglia e guadagnare di più zappavo la terra con mio padre ; una volta, poiché avevo risposto male al brigadiere, fu tolta la paga giornaliera a me e anche a mio padre. 

Il ricordo di quei giorni mi fa ancora soffrire, io e miei 4 fratelli andavamo a dormire sempre con lo stomaco vuoto, perche il pane era razionato in base al numero dei componenti  la famiglia. Mia madre cercava sempre di conservare qualcosa per qualche ospite improvviso, perché era un dovere per lei onorare e rispettare chi si accoglieva in casa. Ricordo che, poichè ci davano solo mezzo chilo di caffè che doveva bastare  per tutto il mese, mia madre vi aggiungeva il grano macinato e ricordo, senza vergognarmene, che tenevamo  di nascosto un maiale e quando sapevamo che sarebbe venuto un controllo comunista in casa, ubriacavamo il maiale con la grappa per farlo dormire.

La stessa cosa fece una signora nostra vicina, ubriacò il maiale e lo stese nel  letto matrimoniale. Quando venne il controllore  la signora lo pregò di non fare rumore perché il marito dormiva avendo lavorato di notte; il maiale fu salvo. Quando ammazzammo il maiale invitammo a mangiare il brigadiere e  il suo vice mio cugino. Essi hanno mangiato e bevuto a sazietà ma l’indomani mio padre fu chiamato dal capo della cooperativa e punito per non aver consegnato l’animale a loro . Mio padre ha dovuto lavorare un mese gratis per lo stato.

Come mai preghiamo di nascosto? I primi 23 anni di vita in Albania sono stati molto difficili perché la mia famiglia è di origini molto umili e a causa del regime che comandava il mio paese, frequentare gli ambienti religiosi era molto pericoloso. Compiuto 10 anni oltre ad andare a scuola aiutavo mio padre lavorando nella cooperativa agricola, per aver qualche denaro in più per  vivere. Voglio solo ricordare qualche episodio di quando ero bambino.

Una volta a scuola nominai il nome di Dio, (nome proibito da pronunciare) fui chiamato alla cattedra e interrogato, volevano sapere chi mi aveva parlato di Dio. Non dissi nulla altrimenti i miei genitori sarebbero stato arrestati. Un’altra volta mio padre chiese al capo della cooperativa di avere il giorno di Pasqua libero per poter festeggiare il Signore, invece il giorno dopo davanti a me fu preso e fatto salire su un camion dove c’erano altre persone. Oggi ripensando a quel giorno credo di aver visto qualcosa molto simile avvenuto durante il nazismo.

Una sofferenza maggiore l’ho provata quando mia madre si ammalò, ricordo che i medici venuti a casa per visitarla si sono soffermati a guardare il crocifisso e l’immagine di S. Nicola sopra il suo  letto e si sono rifiutati di visitarla se non li avesse rimossi dalla parete. Il quadro e il crocifisso furono così tolti, ma mia madre  li conservò nascondendoli sotto il materasso.

Vorrei citare  una frase del vangelo di Marco (6, 34-44), “Gesù vide una gran folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose”. Credo che Gesù in tutti quegli anni di mancanza religiosa a causa del regime, non ha mai abbandonato la barca della chiesa albanese, e ha avuto compassione di lei perché noi eravamo senza pastore, senza vescovo, sacerdoti, e non potevamo accedere ai sacramenti. Sono stati i miei genitori ad  insegnarmi sotto le coperte, le orazioni tradizionali e le preghiere, ogni sera, prima di dormire.

A noi 5 figli era proibito di studiare nella scuola superiore perché mio zio Toma aveva manifestato contro i partigiani . A noi che abitavamo vicino al confine con il Montenegro era proibito imparare le lingue straniere. Un uomo del mio paese che sapeva tre lingue, solo perché si era messo a parlare con degli inglesi nella loro lingua, fu arrestato e rinchiuso in carcere per 22 anni. Quante persone sono morte in carcere o nelle fabbriche, non si conosce neanche il luogo dove sono sepolti.

In Albania tutto era proibito: la televisione, la radio, il telefono, ogni comunicazione con l’esterno . C’era  un unico postino  e un solo poliziotto per tutto il paese, un solo televisore e un solo telefono nel centro della cooperativa. Il giornale era in comune e rimaneva in cooperativa, le uniche notizie riguardavano le glorie e i successi del governo che  spacciava l’Albania per il paese più ricco del mondo ed autosufficiente. Invece questa era tutta una montatura dittatoriale; la triste realtà venne alla luce con la sua verità, quando ne 1990 cadde il comunismo.

Una volta a scuola spiegai alla maestra quali erano le nazioni oltre i nostri confini. Fui preso  a schiaffi e sbattuto con la testa contro la scrivania, persi sangue dal naso. Non dissi niente a casa per paura che mio padre per difendermi sarebbe finito in carcere. Quando Hoxha morì tutta la nazione lo pianse , la notizia fu trasmessa come una sciagura per noi. Invece è stata la nostra salvezza, era morto un dittatore e noi finalmente avevamo riacquistato la libertà

Alla prima Messa a cui ho parte-cipato nella mia parrocchia dopo la caduta del comunismo, sentivo e guardavo con at-tenzione il sacerdote e la gente che piangeva dalla gioia perché finalmente era arrivato il giorno di Dio e gli era permesso di partecipare alla celebrazione della S. Messa.

Ancora non ero battezzato, solo di nome ero  cristiano, ma non lo ero affatto.

 Il nome ,di radice araba, Lulash, mi era stato imposto dai comunisti, i genitori volevano chiamarmi Lulzim, nome cristiano che in italiano significa Floriano. Sei mesi dopo l’apertura della chiesa mi è stato  chiesto se volevo essere battezzato. Ho risposto subito di si, con il cuore pieno di gioia

Quindi il primo dono da me ricevuto è stato il battesimo in una casa privata a 17 anni con poca preparazione, perché si pensava che questa libertà democratica finalmente acquistata non sarebbe durata tanto. La primavera della chiesa albanese iniziò con la visita di papa Giovanni Paolo II a Scutari nel 1993 che ordinò 4 vescovi .

 A quella visita era presente Madre Teresa di  Calcutta anche lei perseguitata per 50 anni dai comunisti. Madre Teresa si recò davanti la tomba del dittatore che l’aveva costretta a lasciare la patria, pregando e perdonandolo per tutti gli orrori che egli aveva commesso durante il regime.

 A 23 anni lasciai l’Albania e la famiglia e sono venuto a Roma dove iniziai gli studi per diventare sacerdote. Nel 2006 presi l’ordinazione  e  da otto anni faccio servizio come vicario parrocchiale nella cattedrale di questa diocesi di Porto e Santa Rufina . Ringrazio Dio per i doni della sofferenza nei primi anni della mia vita e della gioia per essere diventato sacerdote.

                                                                                                  Don Lulash BRRAKAJ

 

 06.02.2014 - Conferenza organizzata dall’associazione “Amici del XX” a la Storta “Foibe io ricordo”

 

Roma 06.02.2016